10 Settembre 2014 di Marco BarzizzaIntervistaTI

Dalla corsa al triathlon... in scioltezza

Filippo Leoni, 25enne pavese, ci racconta la sua storia di sport attraverso un'intervista esclusiva. Dal calcio alla corsa, passando per ciclismo e sci, fino all'obiettivo di concludere un Ironman
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Filippo Leoni, Raschiani Triathlon Pavese
Come mai una persona apparentemente “normale” decide di darsi al Triathlon? Semplice, perché non è normale. No dai, a parte gli scherzi: la spiegazione è più semplice di quel che pensiate, ma non saremo noi a dartela, bensì il protagonista dell'intervista. Si chiama Filippo Leoni, ha 25 anni e vive a Pavia, si sta laureando in ingegneria edile-architettura all'Università della sua città e dopo aver “sfiorato” il calcio da piccolo ed essere diventato un maratoneta nel corso degli anni, ora ha aggiunto bici e nuoto – per non farsi mancare niente - puntando all'Ironman, impresa per veri duri.

Come mai il Triathlon?
“Ho sempre corso, sin da quando sono piccolo. Ho iniziato in quinta liceo a fare le prime gare, 10 km, per poi salire alle mezze maratone spingendomi sempre oltre. Nell'ultimo anno però cercavo stimoli nuovi, avevo bisogno di qualcosa che mi motivasse di più, che non fosse solo corsa. Vedendo un cortometraggio di un famoso triatleta, nel quale parlava del suo sport/lavoro confrontandosi anche con la moglie e l'allenatore, mi è nata questa passione e da quel momento è diventato il mio pallino. Ho iniziato a scindere lo sport in queste tre specialità, iniziando ad allenarmi soprattutto nel nuoto, specialità che conoscevo meno e con la quale facevo, e faccio, più fatica”. 

Prima, però, fu il calcio...
“Quando ero ragazzino giocavo a calcio, ma all'età di 15 anni ho deciso di lasciare per concentrarmi sulla bici. Una parentesi, quella nel ciclismo, che è durata molto poco però, mentre proseguivo con la corsa, che non mi ha mai lasciato. In parallelo, essendo sempre andato in montagna, c'è anche una parentesi (che prosegue tutti gli inverni) legata allo sci, sport completamente diverso ma che, come gli altri, è individuale e stimola a migliorarsi sempre di più”. 

Qual è la grande differenza a livello fisico nel fare solo corsa, o bici, piuttosto che il triathlon?
“E' soprattutto a livello mentale. Quando inizi una gara di corsa sei consapevole di fare un determinato tipo di sforzo e sei concentrato su quello: sai quanta distanza farai e la testa comanda le gambe in maniera limitata. Nel passaggio al triathlon la difficoltà è stata principalmente pre-gara, perché passare dal nuoto alla bici e dalla bici alla corsa è dura, devi riuscire a entrare in un'ottica completamente diversa. La volontà di riuscire a combinarli però ha fatto tanto”.

Quando hai fatto il primo triathlon?
“Primo triathlon (sprint) all'Idroscalo di Milano il 25 maggio 2014: 750m di nuoto, 20km di bici e 5 di corsa. Esordio dopo essermi allenato con la squadra del Triathlon pavese Raschiani. Ora l'obiettivo è quello di riuscire a concludere, con un buon tempo, un Ironman 70.3, che possiamo definire come mezzo Ironman (1.8km di nuoto, 90 di bici e 21km di corsa). Mi piacerebbe riuscire a finirlo e il fatto di avere un obiettivo è la cosa che mi spinge ad allenarmi sempre meglio”.

Quanto ti alleni?
“Cinque, sei volte a settimana dividendo le varie discipline, a seconda anche degli altri impegni. Ogni tanto poi si combinano le discipline, anche se a Pavia è difficile, ma anche solo farne due alla volta fa parecchio e se si ha un obiettivo, si fa il possibile per raggiungerlo”.
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