23 Febbraio 2017 di Chiara BelcastroBig

Del Core a IS: "Mondiale 2014 il momento più bello, ora famiglia e casa"

Esclusiva alla capitana della nazionale di pallavolo femminile alle Olimpiadi di Rio: "Questo sport mi ha dato tanto, ora sono io che ringrazio tutti quelli che mi hanno sostenuto negli anni"
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Foto tratta da YouTube
“Io e Antonella ci conosciamo dai primissimi collegiali della nazionale Pre-Juniores (evitiamo le date, diciamo solo che sono passati anni). Da allora, abbiamo combattuto una miriade di battaglie, sia da compagne che da avversarie. Posso dire che, con Antonella, e con lei più di chiunque altra, ci capiamo con uno sguardo. Anche se siamo distanti, anche se non ci sentiamo per giorni e mesi, sappiamo che le nostre menti sono sempre sulla stessa lunghezza d'onda. In poche parole: Antonella rappresenta quello che, secondo me, significa 'amica'. Un rapporto che sicuramente continuerà negli anni futuri”.

Questa volta abbiamo pensato in grande. Per arricchire l’introduzione alla nostra intervista, e fare una piccola sorpresa ad Antonella Del Core, abbiamo deciso di farla descrivere da una persona che la conosce molto bene: Nadia Centoni, faro della Nazionale Italiana e grande amica di Antonella.

Con Napoli nel cuore, Antonella ha girato il mondo ed è salita sul podio delle più importanti competizioni europee e mondiali. È stata il Capitano dell’Italia a Rio 2016; carisma ed energia in persona. Le parole non basterebbero per descrivere colei che possiamo considerare una delle fuoriclasse della pallavolo mondiale. 

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È passato già qualche mese dal tuo addio alla pallavolo giocata. Si può parlare di nuova vita? 
“Direi proprio di sì! Da quando ho lasciato il volley giocato, la mia vita non è più scandita da orari di allenamenti, trasferte,  valigia sempre in mano. Sto vivendo una vita normale, quella che volevo: mi godo mio marito, la mia famiglia e la mia casa e devo dire che ho fatto proprio la scelta giusta”.

Una vita data alla pallavolo.
“La pallavolo è stata una parte importante della mia vita, mi ha dato gioie, dolori e l’opportunità di comprendere quali fossero i valori importanti della vita. La pallavolo mi ha fatto crescere come donna e credo che, se non avessi giocato, non sarei quella che sono oggi”.

Tra tutte le partite giocate vorresti rigiocarne una per cambiarne il risultato oppure per riassaporarne il gusto della vittoria e le emozioni?
“Può sembrare una frase fatta ma tutte le partite che ho giocato, belle o brutte, vinte o perse, mi hanno fatto diventare la giocatrice che sono, quindi non cambierei niente. Tutto quello che ho passato e tutte le emozioni che ho vissuto, positive e negative, hanno arricchito il mio bagaglio personale. Vi svelo un piccolo segreto: a volte mi basta chiudere gli occhi oppure rivedere le immagini di un preciso momento per rivivere e tornare a provare le stesse emozioni di allora”.

Tre riferimenti: Mondiale-Italia-2014. 
“Leggendo queste tre parole mi viene in mente un solo evento: il Mondiale del 2014. A distanza di più di due anni, posso affermare con certezza che quella sia stata una delle manifestazioni che mi hanno maggiormente regalato emozioni. L’averlo giocato in Italia è stato sicuramente un plus”. 

Qual è il ricordo più bello di quella manifestazione?
“Non ho dubbi: il ricordo dei tifosi che ci applaudivano dopo la finale persa contro il Brasile, all'uscita del palazzetto, è il ricordo più bello, lo porterò per sempre con me!”.

Nel 2016 hai raggiunto l’ennesimo traguardo di una carriera stellare: l’Olimpiade di Rio.
“Per un’atleta, giocare un'Olimpiade è sempre un sogno che si avvera; farlo da capitana della propria Nazionale è una responsabilità e un onore ancor più grande. Non nascondo che mi sarei aspettata un andamento diverso, ma lo sport è anche questo, come nella vita, bisogna saper accettare il momento no. Nonostante tutto, ci siamo veramente divertite. L’esperienza di Rio mi ha confermato, ancora una volta, che non sono l'età o i risultati che si ottengono a far diventare un gruppo unito: lo si è a prescindere”.

Al termine dell'ultima partita, ti saresti mai aspettata di ricevere così tanto calore sia dalla squadra sia dal mondo della pallavolo?
“Devo dire che è stato un accavallarsi continuo di emozioni pazzesche; sin da prima dell’inizio della partita, quando negli spogliatoi le ragazze mi hanno mostrato il braccio con la scritta 'Grazie CAP #15'. In quell’occasione ho ricevuto degli attestati di stima inaspettati, ritengo siano segni di vera riconoscenza. Ciò significa che qualcosa ho lasciato e questo è stato fondamentale per me; posso dire che sia stata la vittoria più grande”.

Qual è stato il momento in cui hai capito che era arrivato il momento di appendere le ginocchiere al chiodo? 
“Ammetto che già la stagione passata avevo pensato di smettere ma, tra il mio club (Dinamo Kazan) e l'Olimpiade, mi sono decisa a posticipare di un anno la scelta. Sai, quando fai questo tipo di scelte è perché senti che per te è più importante qualcos'altro, che cambiano le priorità. Io ho voluto lasciare un bel ricordo di me, non mi sarebbe piaciuto scendere in campo e mostrare l'ombra della giocatrice che sono stata”.

Quale frase pensi che ti rappresenti in tutto?
“Sicuramente questa: “Barcollo, ma non mollo”.

Per quale motivo?
“Perché ho barcollato e mi hanno fatta barcollare tanto e in diverse occasioni, ma non ho mai mollato, anche quando sembrava che una via di uscita non ci fosse”.

C'è una domanda che avresti voluto ti avessero fatto in tutti questi anni? 
“Sinceramente no, ho sempre dato la giusta importanza alle interviste che ho fatto anche se ho una riflessione da fare: forse qualcuno dovrebbe imparare a fare il giornalista e non il giornalaio; ma il mondo è bello perché è vario, no?!”.

Hai un messaggio che vorresti mandare a tutti i fans e agli appassionati di volley?
“Ricevo sempre tanti complimenti, le persone mi ringraziano per le emozioni che ho dato loro; per una volta mi piacerebbe che fossi io a ringraziare tutti voi, perché siete stati parte integrante di quelle emozioni!”
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