4 Febbraio 2014 di Marco BarzizzaBig

Brutto a IS: "So che le avversarie mi temono"

Intervista, uscita già su Eurosport.it, a una delle rappresentanti azzurre dello snowboard (specialità cross) a Sochi 2014, Olimpiade invernale che prenderà il via il prossimo 7 febbraio
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Foto tratta da www.raffaellabrutto-blog.com
Intervista uscita su Eurosport.it

Raffaella Brutto ci sarà, più combattiva che mai. A Vancouver la 26enne snowboarder genovese fu l'unica rappresentante nella specialità “cross” per l'Italia, arrivò 17esima restando fuori per una posizione dal gruppo delle finaliste e a Sochi vuole rifarsi, puntando (magari) al podio. La stagione è cominciata con alti e bassi: un secondo posto nella tappa di Coppa del Mondo a Montafon e una pessima uscita a Lake Louise, coincisa con problemi fisici a dito e caviglia, ma la nostra portacolori ha voglia di stupire, come ci ha raccontato lei prima della partenza per la Russia.

Manca poco alle Olimpiadi di Sochi, le tue seconde, sale la tensione?
“Sono abbastanza tesa, spero di partire col piede giusto in modo da farla scendere. Mi reputo fortunata: molto probabilmente sarò l'unica atleta di snowboardcross italiana ad aver già vissuto un'Olimpiade, sicuramente sarò comunque meno agitata degli altri”.

Dopo il 17° posto di Vancouver che ambizioni hai per Sochi?
“Per me arrivare alle Olimpiadi era il sogno di sempre, ora che già ho partecipato, le ambizioni cambiano. Sogno il podio ovviamente: siamo circa in otto che possiamo ambirvi; mi sto allenando molto e ce la sto mettendo tutta. La pista olimpica mi piace parecchio e spero che il 16 febbraio nevichi, mi sento molto forte sulle nevi lente. Nella coppa Europa del 2012 e nella coppa del Mondo dello scorso anno ha sempre nevicato, quindi ci sono buone probabilità”.

Quanto sono stati lunghi questi quattro anni di attesa?
“Per me il tempo passa sempre troppo in fretta. Quando penso al futuro mi sembra che ci sia tanto tempo, ma poi passa sempre troppo in fretta. In questi quattro anni sono migliorata tanto e ho cambiato anche materiali. Sono sicuramente un'altra persona rispetto alla Raffaella di Vancouver.. per fortuna”.

Come ci è finita una genovese sullo snowboard, rinunciando al mare per la fredda montagna?
“Rinunciare al mare è la cosa più difficile, infatti il mese di maggio lo passo sempre a Genova. Almeno un mese il mare lo devo vivere. Non sono l'unica genovese sulla neve: anche i miei coach sono di Genova. Sullo snowboard ci sono arrivata per caso: fino al 2004 facevo gare di pattinaggio artistico. Ho iniziato snowboard nel 1996: avevamo casa a La Thuile ed ogni weekend libero ero lì a sciare. Lo snow mi affascinava e i miei genitori mi hanno dato la possibilità di provare, nonostante fosse uno sport emergente e 'pericoloso'. Dopo alcuni anni è stato creato lo snowboard club e mi hanno chiesto di farne parte: inizialmente eravamo in due, io è Federico Raimo (ha partecipato alle Olimpiadi di Vancouver), poi il gruppo si è allargato. Nel 2004 ho deciso di mollare definitivamente il pattinaggio e dedicarmi esclusivamente allo Snowboard”.

Vi siete allenati con i compagni paralimpici e stando a quanto letto sembra ti abbiano dato una spunta in più...
“Tantissima spinta in più, sono davvero grandi. Non fanne le nostre identiche cose, ma quello che fanno a me sembrava impossibile. Veder scendere in snowboard ragazzi con la protesi alla gamba è stato veramente strano. Se non me le avessero fatte vedere non ci avrei creduto. Sono atleti eccezionali. Ho anche visto come si allenano in palestra e ho davvero capito che i nostri infortuni sono niente”.

Come ci si prepara per un'Olimpiade di snowboard cross: quanto ti alleni e che tipo di allenamento fai?
“L'allenamento per me è un insieme di tante cose: tecnico, fisico, psichico, cura dei materiali; tanti fattori che possono influenzare una gara. Io cerco di avere il controllo di tutto, ma sono sicura che qualcosa mi sfugge. Come diciamo noi, la preparazione per un'Olimpiade inizia appena finisce quella prima. I miei allenamenti iniziano a maggio con tanta palestra; giugno, luglio e agosto lavoro molto su acrobatica, agilità, coordinazione, equilibrio, forza e velocità e qualche giorno di snowboard easy. Da settembre si parte con le full immersion sulla neve fino a novembre. Iniziamo con la tecnica in pista, poi passiamo alle partenze per poi mettere tutto insieme, da più facile a più difficile. Durante l'estate faccio tante ore (4-6), poi man mano che ci avviciniamo alle gare sempre meno, puntiamo più sulla qualità che sulla quantità”.

Che ricordo hai di Vancouver?
“Sono arrivata talmente entusiasta che non ho un bellissimo ricordo. Ero tesissima e in più i miei compagni erano molto più grandi di me (due di loro adesso sono allenatori). Penso che le Olimpiadi di Sochi avranno un sapore diverso, anche se purtroppo non potrò partecipare alla cerimonia di apertura; quella di Vancouver è stata una delle emozioni più grandi della mia vita. Entrare in quello stadio con tutte quelle persone intorno è stato fantastico, mi ha fatto capire di far parte di qualcosa di grande”.

Nel 2013 hai ottenuto il tuo miglior piazzamento in Coppa del Mondo, un buon viatico verso traguardi più importanti: gli altri hanno paura di te?
“Penso e spero di si. Una delle mie soddisfazioni più grandi è essere al cancelletto di partenza, guardare le avversarie e pensare che se la stanno facendo sotto. Io in qualifica non vado mai forte, purtroppo. Quindi magari scendo con ragazze che hanno un tempo migliore del mio, ma so benissimo che in batteria rendo molto di più, e lo sanno anche loro; con me non possono stare tranquille. Io sono spesso dietro dopo i primi metri, ma poi arrivo e le supero. Amo fare sorpassi, è la cosa più bella della gara”.

Tra poco ci siamo: Sochi e una stagione verso la quale hai molte ambizioni?
“Voglio fare ogni gara al meglio, indipendentemente che siano Olimpiadi o Coppa del Mondo. Le avversarie sono le stesse e partire col piede giusto mette di buon umore. C'è chi pensa solo a Sochi e il resto vada come vada. C'è stato Montafon (dove Raffaella è arrivata seconda) e Lake Luise (dove le cose non sono andate bene e Raffaella è uscita con dito e caviglia malconci). A Natale, passato in famiglia, ho iniziato a concentrarmi per le tappe di Coppa del Mondo ad Andorra e Veysonnaz. Poi lo stop pre-olimpiadi, con i vari allenamenti. Il morale ora non è altissimo, ma bisogna rialzarsi e riprendere. Perlomeno la clavicola, rotta nel 2013, va bene; la cosa che mi intimoriva di più era la paura di caderci sopra, ma l'ho già testata e non ho mai pensato mentre stavo cadendo alla possibilità che si rompesse. Questo era l'ostacolo peggiore e direi che è superato”.

Intervista realizzata prima del 30 gennaio, data di inizio del "silenzio olimpico".
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