14 Marzo 2012 di Marco BarzizzaBig

Buffa: "Il ritorno a Sky? Determinanti i fans"

Intervista ESCLUSIVA con Federico Buffa, che ci racconta del suo ritorno in tv, dei Lakers, degli Heat e del perché Gallinari non è andato all'All Star Game
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Foto tratta da sport.notizie.it
Come è stato per Rino Tommasi (storica voce italiana del tennis), anche intervistare Federico Buffa è emozionante, a tratti imbarazzante per la mole di conoscenza che quest’uomo regala a chi ha il piacere di parlargli. Un pensiero, questo, non mio ma diffuso tra tutti gli amanti della pallacanestro per i quali non c’è Nba senza Buffa. Uno slogan che ha portato gli stessi fans a risultare “determinanti” nella riassunzione di Federico alla corte di Sky Sport, dove da anni è voce “titolare” della pallacanestro, dopo l’inspiegabile cacciata avvenuta ai primi di settembre quando il giornalista (e avvocato) presenziava con costanza alle trasmissioni sulla Serie A di calcio.

So che ultimamente sei stato a Los Angeles a vedere i Lakers. Come li hai visti?
“I Lakers hanno diversi problemi quest’anno: il playmaker, la posizione di ala piccola e la panchina. Con questo tipo di problemi non vinci una serie con una squadra di vertice dell’ovest. Con Oklahoma, ma probabilmente basta San Antonio, difficile vincere la serie indipendentemente dal fatto che Bryant magari due partite le vince da solo. Il che fa pensare ai Lakers come una squadra in un anno di transizione ma a Los Angeles sono abituati alle star e dall’anno prossimo gli entra il contratto da svariati miliardi di dollari per vent’anni con la televisione. Hanno sempre questo atteggiamento che loro non sono i Knicks, che sono un’azienda a conduzione familiare, ma nonostante tutto fabbricano miliardi. Quest’anno si sono detti ‘risparmiamo’, ma non possono farlo per mille motivi e hanno un solo giocatore cedibile sul mercato realmente attraente che è Gasol. E’ una situazione continuamente contraddittoria, gli anni per Bryant passano e lui vuole una squadra competitiva. Dovrebbero tirar fuori qualche colpo ma non mi sembra facile il momento: vedo una stagione di transizione con una sconfitta in semifinale o finale di conference.  

E’ giusto secondo te tenere Pau Gasol così sulla graticola?
“No è una mezza follia. Il problema è: chi prendono? Houston vuole Gasol, ma cosa fai lo dai via per Lowry e Martin? I Lakers ci pensano ma bisogna vedere se Houston poi lo fa veramente. Sarebbe comunque l’unico scambio realmente praticabile che risolverebbe forse due dei tre problemi dei Lakers, forse tutti e tre anche perché scalerebbero dalla panchina giocatori di qualità. Non vedo molti altri scambi praticabili e la situazione Gasol è arrivata al limite”.

Così risolverebbero, con Lowry, il problema playmaker…
“Si, credo di si, ma gli serve anche un’ala piccola con percentuali perché avere solo tre realizzatori, per il livello dei Lakers, è un po’ troppo poco”.

Cambiando sponda della città, come vedi i Clippers?
“Non sono competitivi fino in fondo: già tornare ai playoff è un risultato, già aver creato questa ‘nuova cultura’ è un risultato, ovviamente dipenderà tutto da Chris Paul, se resterà lì al momento del rinnovo del contratto, perché qualora non rinnovasse crollerebbe tutto. Però è divertente vedere il tutto esaurito al palazzo, vederli giocare alla pari il derby, vedere che sono molto temuti. Sono potenti a rimbalzo però hanno perso un closer importante, perché Billups permetteva ai Clippers di essere davvero temibili. Avere lui e Paul nei finali di partita è tanta roba. Stanno facendo quello che ci si aspettava, sono una squadra da quinto/sesto posto a ovest”.  

E’ l’anno degli Heat quindi?
“Se a ovest vince Oklahoma si, cosa che è considerata da tutti come probabile. Però c’è anche una linea di pensiero che sostiene che una squadra con quelle caratteristiche (quelle dei Thunder) alla fine, se dovesse incontrare un’avversaria più pronta ed esperta difensivamente, potrebbe fare molta fatica e quindi rischiare di non vincere la western conference. Queste squadre basate sulla prepotenza delle proprie star che battono l’uomo dal palleggio, quando incontrano qualcuno che non si fa battere dal palleggio, perdono di naturalezza e possono sbagliare anche una/due partite ai playoff, magari quella chiave”.
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