6 Settembre 2018 di Fabio SacchiEsclusive

Damiano Verri: “Scudetto 3x3? Una vittoria realizzata strada facendo”

Il numero uno del ranking italiano di 3x3, passato in estate alla Pallacanestro Varese, ci ha raccontato i segreti di una disciplina diventata olimpica, ma che non è riconosciuta ancora come tale, se non in alcuni paesi.
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Damiano Verri, foto Arianna Zani

Dopo la conquista dello Scudetto 3x3 del 2016, Damiano “Dam” Verri, lungo classe ‘85 dalle mani educate, è riuscito a compiere una nuova impresa: insieme ai suoi compagni - Carlo Fumagalli, Claudio Negri e Andrea Negri - ha conquistato il suo secondo Scudetto con un record di 45 vinte e 0 perse. Non solo: proprio questa estate è stato ufficializzato il suo passaggio alla Pallacanestro Varese, un salto di qualità non indifferente - dalla C Gold alla A1. Ora starà a lui farsi trovare pronto per aiutare la squadra nel miglior modo possibile; nel frattempo però ci ha raccontato tutto ciò che c’è da sapere sul 3x3, ormai diventata disciplina olimpica, ma ancora troppo poco conosciuta in Italia.


Come ti sei avvicinato al 3x3?

“Tramite la Fisb: sei anni fa ho partecipato ad un torneo a Losanna invitato dalla Fisb e di conseguenza ho conosciuto questa disciplina, che prende una piega diversa rispetto al “campetto”. Mi ha attratto molto, anche perché in campo si è senza un coach, quindi la cosa ti responsabilizza al massimo, cioè bisogna portare a casa la partita senza aiuti esterni. Così è iniziato tutto”.


Che differenze ci sono tra 3x3 e 5x5?

“Sono epocali le differenze: ad esempio il 3x3 è una maratona in apnea, sono 10 minuti senza pause, in cui si hanno 12 secondi per azione e non ci si può mai rilassare - a differenza del 5x5 - anche perché nel momento in cui la palla esce dalla retina devi difendere subito l’avversario per impedirgli di uscire dalla linea dei tre punti o viceversa devi difendere palla per iniziare l’azione. Si nota subito l’intensità di gioco diversa. Differente è anche il ruolo dell’allenatore: nel 3x3 non è presente in campo, ma è importante comunque averlo in modo tale che riesca ad osservare “al di fuori dell’acquario”. In questo modo finito il match può dispensare consigli”.


In questa stagione estiva del 3x3 avete vinto lo Scudetto con l’incredibile record di 45 vinte e 0 perse. Come hai vissuto questa esperienza?

“Ogni torneo che passava diventava sempre più difficile per noi perché tutti provavano a batterci, ma allo stesso tempo noi diventavamo sempre più uniti e riuscivamo a fare le cose sempre meglio. E’ stata una bellissima impresa, che abbiamo realizzato strada facendo: siamo partiti pensando di poter portare a casa lo Scudetto, ma mai immaginando di chiudere imbattuti”.


Sareste dovuti scendere in campo al Master di Losanna, ma così non è stato. Cosa è successo?

“E’ successo che in Italia purtroppo alcune società di 5x5 - giustamente - vedono il 3x3 come una disciplina che porta via i giocatori su cui investono. Da una parte è giusto perché economicamente ci investono, ma così facendo non si riesce a farlo come professionismo - accantonando il 5x5 come fanno le altre nazioni. Di conseguenza ci siamo trovati con due giocatori - Andrea Negri e Carlo Fumagalli - che non sono potuti venire perché le loro società li hanno messi alle strette. Al contrario la mia società e quella di Claudio Negri ci hanno permesso di andare, comprendendo quanto fosse importante per noi. Ci siamo trovati a Losanna con altri due ragazzi, che sono i nostri cambi - perché le squadre sono formate da sei giocatori per evenienze come questa - anche se hanno avuto problemi d’iscrizione e per questi motivo - dato che eravamo solo in due - non siamo potuti scendere in campo. E’ stato un grande dispiacere”.


Come si potrebbe migliorare dunque da questo punto di vista il 3x3?

“Bisognerebbe che il 3x3 venisse riconosciuto come sport olimpico qual è - fra meno di due anni ormai sarà a Tokyo e quindi sarà medaglia olimpica. Ci vorrebbe qualcuno che credesse in queste squadre, come il nostro Team Cobram piuttosto che altre squadre che stanno crescendo nel circuito o che qualcuno investisse su giocatori che si impegnano tutta estate in questa disciplina, per dare l’occasione a loro di poter giocatore anche durante la “stagione invernale”, accantonando il 5x5 e avendo così la possibilità economica di vivere di 3x3. E’ una cosa molto difficile, ma ci si deve provare”.


Cosa hai provato ad indossare la maglia azzurra al 3x3?

“Quando uno veste azzurro, non può chiedere maglia migliore. Per me e penso per qualunque sportivo penso sia il più alto obiettivo da raggiungere. E’ stato bellissimo, ho avuto la fortuna di averla potuta indossare per tre anni, ho viaggiato nel mondo. La speranza è di poterla indossare nuovamente, possibilmente anche con gli altri miei compagni di viaggio di quest’anno, con cui ho condiviso la vittoria dello Scudetto”.


Dunque quali sono i tuoi prossimi obiettivi per il 3x3?

“L’obiettivo più realistico è sicuramente riuscire ad essere una squadra professionistica, ovvero partecipare a più tappe possibili del world tour, cioè girare il mondo vivendo di questa disciplina. Se poi tutto venisse condito dal ritorno in azzurro per me e i compagni sarebbe una spinta in più per continuare a lavorare su questa strada”.


Quali sono invece quelli per la tua nuova stagione a Varese?

“E’ un salto di qualità e un onore tornare a vestire i colori di Varese. So che quello che posso dare io per questo gruppo è tanta presenza e intensità in allenamento e farmi trovare pronto se il coach deciderà di darmi spazio in Campionato e in Coppa. Ho scelto questo cammino per cercare di fare bene e essere indispensabile quando serve per una grande squadra”.


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