6 Marzo 2018 di Fabio SacchiEsclusive

Giorgia Sottana: “Giocare con la maglia azzurra è sentirsi a casa”

In campo può fare ciò che vuole con la palla in mano, fuori è una persona squisita: intervista alla "nuova" playmaker del Fenerbahce, nazionale italiana, diventata ormai un punto di riferimento del basket femminile tricolore.
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Giorgia Sottana, foto tratta dal suo profilo Facebook

Giorgia Sottana è passata da poco al Fenerbahce e si dice felice per questa prima parte della sua nuova esperienza. La 29enne trevigiana può vantare un palmarès di tutto rispetto: 5 Scudetti (4 con Schio), 3 Supercoppe italiane e 6 Coppe Italia; da qualche anno il punto di riferimento dell’Italbasket femminile. Ci ha parlato dei suoi successi, dell’evento a Pavia con la Nazionale e, soprattutto, del movimento di pallacanestro femminile, argomenti per nulla scontati.


Da Montpellier al Fenerbahce: che scelta è stata?  

"Sono arrivata in Turchia da poco più di un mese. È stato un anno di grandi cambiamenti e di crescita e sono contenta per l’esperienza che ho fatto e sto facendo. L’arrivo al Fener è stato inaspettato per il momento della stagione, ma sai che quando vai in una società così importante c’è sempre e solo un obbiettivo: vincere tutto quello che si può.


E' il posto che ti aspettavi?

"Mi trovo bene, l'ambiente è esigente e decisamente diverso da quello a cui si è abituati in Italia: qui il basket, come tutti gli altri sport, è davvero vissuto in modo quasi ossessivo".


Con la maglia azzurra sei leader del gruppo, specialmente dal punto di vista realizzativo. Come vivi questa situazione?

"Io personalmente mi definirei leader non tanto perché realizzo. Penso di avere l’esperienza per poter essere un punto di riferimento a prescindere dai punti segnati, e vivo questo “status” in modo consapevole e con rispetto. Io la penso così: se rispetti gli altri e metti gli altri nelle condizioni di darti il massimo, poi loro faranno lo stesso con te. Le mie compagne di nazionale sono tutte super nella predisposizione a capire il ruolo di ognuna, ed è fondamentale in una squadra".


Cosa si prova a scendere in campo con la maglia azzurra? 

“Io posso parlare per me stessa, ma penso che il pensiero sia comune: prima di tutto con questa squadra specifica mi sento a casa, in famiglia. E sentirsi così con la canotta azzurra addosso è un privilegio davvero grande: vestire questa maglia è il sogno di ognuna di noi diventato realtà. Ne siamo orgogliose, consapevoli e soprattutto rispettose".


Hai vinto molto in Italia. C'è uno di questi successi che ricordi con maggior piacere?

"Sicuramente il primo scudetto per me resterà sempre un po’ più speciale degli altri. Il primo non si scorda davvero mai".


Sei arrivata ad un punto cruciale della tua carriera. Cosa c'è nel prossimo futuro?

"Continuare a migliorare giorno dopo giorno nella mia crescita come giocatrice e come persona. Il resto è tutta conseguenza".


Come è stata l'esperienza a Pavia con la Nazionale? Vi aspettavate questo calore da parte del pubblico? 

"È stata un’esperienza bellissima giocare davanti a cosi tanta gente. Siamo una nazionale molto amata, perché ci mettiamo davvero il cuore sempre, ma il sold out ammetto che è stato inaspettato. Io ci ritornerei domani".


E' un dato di fatto che la pallacanestro femminile sia poco seguita, anche se ultimamente sembra aver acquisito un po' più di importanza. E' possibile migliorare questa situazione? Se si, in che modo?

"Penso che negli ultimi mesi dopo l’europeo si è parlato di più di basket femminile. Ma penso anche che si possa sfruttare l’immagine di tante di noi per espandere la conoscenza, invece non viene fatto. Ognuna di noi (prendiamo per esempio le componenti della nazionale) avrebbe qualcosa da dire e dare a livello mediatico, invece non veniamo sfruttate. Questo dipende un po’ da noi, ma anche dagli addetti ai lavori: è un po’ come quel cane che prova a mordersi la coda. Solo che se si vuole progredire, bisogna fare qualcosa di diverso, oppure il risultato non cambierà".

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