20 Febbraio 2018 di Fabio SacchiEsclusive

Stefano Pasotti: "L'osteopata, figura importante nella vita di uno sportivo"

Titolare di due centri di allenamento personalizzato REMISEenFORME a Pavia, fa il punto della situazione su una disciplina poco conosciuta, l'osteopatia, ma alquanto importante nella riabilitazione sportiva.
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Stefano Pasotti, osteopata

L’osteopata Stefano Pasotti, titolare di due centri di allenamento personalizzato REMISEenFORME - uno a Pavia e uno nell’Oltrepò - racconta a IS tutta la passione per il suo lavoro e i segreti di una disciplina spesso sottovalutata ma fondamentale per atleti di ogni tipo (e non).


Di che cosa si occupa un osteopata?

"L’osteopatia è una terapia manuale e approccia tutte le problematiche che possono presentarsi ad una persona: l’espressione più corretta sarebbe medicina osteopatica. Non è esclusivamente finalizzata a rispondere ad uno specifico problema o ad una patologia, ma entra in relazione con il "sistema salute" della persona, favorisce, rigenera e crea le condizioni per cui la persona possa più efficacemente rispondere al disturbo che ha in corso. Un esempio: possiamo dire che un mal di schiena è generato da una perdita di qualità del movimento della schiena stessa. L’osteopata entra in un dialogo di relazioni con quel sistema muscolo-scheletrico e crea le condizioni per cui il corpo possa muoversi di nuovo correttamente, quindi attivare la risoluzione del disturbo.

Chiaramente questo "dialogo" avviene attraverso la peculiarità del trattamento osteopatico, attraverso le mani e ad esempio la manipolazione del sistema muscolo scheletrico".


Un osteopata come può aiutare uno sportivo? Quando è opportuno avvalersi di un osteopata?

"I campi di applicazione sono diversi: il più noto è quello dell’infortunio post traumatico, in cui è chiaro che interviene un team di specialisti, ma ci sono anche quelli meno noti e forse più importanti dell’aiuto pre-gara e del recupero della fatica.

Per quanto riguarda il primo caso l’osteopata crea le condizioni migliori per le quali gli altri specialisti possano esercitare più correttamente il loro intervento, quindi ricrea le condizioni dove il trauma ha generato una rigidità, una disarmonia di quel sistema che anche se il trauma è stato sulla gamba include tutto il corpo. Questo perché la peculiarità dell'approccio osteopatico, nello specifico è quella di prendersi carico del riequilibrio di tutto il corpo, non solo dove c’è stato il trauma".  


Quali sono i più frequenti tipi di infortuni?

"Quello che può fare l’osteopata è questo: dato che alcuni atleti hanno infortuni recidivi, cioè con la stessa dinamica, come ad esempio infortuni alle caviglie per i cestisti o alla spalla per i nuotatori e pallavolisti, l’osteopata può intercettare schemi motori disfunzionali che tendono a favorire il replicamento di un utilizzo sbilanciato di alcune catene muscolari. In quel caso diventa un approccio in chiave preventiva, dove si può cercare di recuperare un gesto corretto affrontando quello che è l’emergere del disequilibrio che l’osteopata intercetta e quindi agire prima che si possa replicare. Questa valutazione non è solo osservazionale, bensì manuale in quanto la tensione fasciale la si discrimina proprio attraverso l'appoggio delle mani".


E per quanto riguarda la prestazione e l’aiuto pre gara?

"Lo sportivo ha l’esigenza di arrivare al giorno del match nella condizione psico-fisica ideale, quindi un fisico pronto e scattante e con il controllo di quel carico emotivo che magari gli fa perdere la notte prima della partita importante. Il trattamento osteopatico genera una facilitazione di riequilibrio del sistema nervoso autonomo e quindi permette di affrontare la qualità del riposo notturno nel modo migliore, è come se permettesse di avere le condizioni migliori per esprimere al massimo il potenziale di un atleta. E’ chiaro che non crea un effetto di miglioramento della performance, ma ti permette di arrivarci nel modo migliore per esprimerla".


E per quanto riguarda il recupero della fatica?

"Sia nei grandi carichi di allenamento, sia nella costrizione dell’avere numerose gare ripetute magari molto ravvicinate, poter usufruire della fiducia di un osteopata che ti segue e con il quale ci si confronta e ci si affina nella conoscenza reciproca (aspetto da non sottovalutare) è fondamentale. Questa fiducia permette all'atleta di ricevere un trattamento anche imminente ad un allenamento, magari appena prima e appena dopo".


La tua esperienza? Come ti sei avvicinato al tuo lavoro e quali sono le caratteristiche principali?

"Ho avuto forza e coraggio di seguire l’istinto e la passione che è partita già dagli anni più giovanili, non ho intrspreso subito studi in osteopatia ma solo dopo alcuni anni. Ho intrapreso questo percorso, prima con la laurea in scienze motorie, poi con lo sport che ho anche molto praticato, verificando che alcuni colleghi osteopati riuscivano a dare quel valore in più al recupero di un atleta. Ho capito davvero di voler diventare un osteopata".

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