31 Gennaio 2018 di Chiara BelcastroEsclusive

Poljak: "Il feeling con la Foppa è una cosa fuori dal comune"

Nella sua carriera, coi club, ha vinto tutto quello che si poteva vincere. Maja Poljak ha entusiasmato e trascinato i tifosi con le sue esultanze. A quasi 35 anni l'atleta croata ha salutato la pallavolo, ma solamente quella giocata.
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Maja Poljak, foto tratta da russiavolley.com
Maja Poljak ha appeso al chiodo le ginocchiere. La pallavolo mondiale dovrà rinunciare alla grinta coinvolgente di una delle più forti centrali a livello internazionale. Maja Poljak, middle blocker di Spalato classe '83, ha calcato i più importanti palcoscenici pallavolistici: dall'Italia alla Russia passando per la Turchia. Oggi, l’ex giocatrice croata ricopre il ruolo di Sport Event Coordinator alla CEV. In esclusiva per Intervista Sportiva, Maja ripercorre le tappe fondamentali della sua carriera.

Il tuo debutto italiano al Vicenza Volley è stato subito vincente. Coppa CEV e Supercoppa Italiana per una giovanissima Maja che batte entrambe le volte un certo Volley Bergamo. Ricordi insieme a noi il biennio vicentino?
"Al mio primo anno in Italia ho avuto immediatamente l'enorme fortuna di giocare con delle grandissime atlete e persone come Elisa Togut, Darina Mifkova, Paola Paggi, Maggie Glinka e altre. Mi hanno insegnato tantissimo sia dal punto di vista umano che in campo. Sono molto grata per aver avuto l’occasione di poter condividere il terreno di gioco insieme a loro. Credo fosse un bellissimo gruppo che, specialmente sul campo, ha riservato importanti sorprese".

Dopo averlo sconfitto prima in Coppa CEV e poi in Supercoppa italiana con il Vicenza Volley,  nella stagione 2003-2004 arriva per te il momento di indossare la blasonata maglia rossoblu del Volley Bergamo. Per cinque stagioni hai deliziato il popolo bergamasco contribuendo attivamente alla vittoria delle più importanti competizioni. 
"Gli anni a Bergamo sono stati i migliori in assoluto. Per un'atleta giovane come me approdare in un ambiente con una tradizione vincente come quella del Volley Bergamo è stato un sogno. Il primo Scudetto, la prima Champions League… non riuscirò mai a raccontare le emozioni provate in quel quinquennio. Ancora oggi, ciò che ricordo con affetto è stato il calore delle persone che mi circondavano, non solo nel club. Bergamo è una città sportiva particolare; senza alcun dubbio avrà sempre un posto speciale nel mio cuore".

Qual è stato il tuo rapporto con la Nobiltà Rossoblu? 
"La Nobiltà Rossoblu può solo essere d'esempio alle tifoserie. Chiaramente, come ogni squadra, purtroppo non abbiamo avuto sempre successo sul campo e le nostre delusioni diventavano anche dei nostri tifosi. Non so se fossi troppo piccola per poter capire a fondo le situazioni o se fosse il quadro reale ma, da parte della Nobilità, io ho sentito sempre e solo supporto, forse perché comprendevano che, nonostante a volte non si giocasse come tutti si sarebbero aspettati, la squadra cercava sempre di dare il massimo". 

A Bergamo sei stata sicuramente una giocatrice ben voluta. 
Ricordiamo che era stato fondato un gruppo a tuo nome…
"Ahhh le Poljakine!!! (sorride) Loro sono un mondo a parte. Con loro ho stretto un rapporto di amicizia per la vita e sono fiera di dire che tutt’oggi siamo ancora in contatto. Li considero un gruppo di amici e non tifosi".

Nel 2008 saluti Bergamo per trasferirti in Turchia.  Türk Telekom Ankara,  VakıfBank e infine Eczacıbaşı.  La fame di vittoria ti ha da sempre contraddistinta e anche in terra turca lasci la tua impronta: Champions League, premi individuali come Miglior Muro e Miglior Centrale, Coppa di Turchia, Campionato turco, Supercoppa turca e Campionato Mondiale per Club. 
"Dopo essermi trasferita in Turchia ho avuto un periodo di transizione, sapevo non sarebbe stato semplice ma sono riuscita a trovare ed innescare dei nuovi meccanismi per combattere e cercare di rimanere al top. Ogni giorno era una nuova battaglia verso il nuovo sistema, con le nuove compagne ma soprattutto contro me stessa (sorride). Nel momento in cui mi sono sbloccata accettando differenze e cambiamenti e riuscendo ad adattarmi al nuovo ambiente sono arrivati i risultati. Io credo che non si viva solamente di vecchia gloria; per me, ogni giorno è stato una nuova opportunità per riconfermarmi".

Dici Maja Poljak, leggi 18 sulla maglia. 
"Vero! Inizialmente giocavo con il numero 9 ma alla mia prima convocazione in Nazionale mi è stato assegnato il numero 18. Ero la più piccola e chiaramente non potevo avere pretese circa la scelta del numero allora mi sono detta "da oggi giocherò due volte meglio rispetto a quanto fatto finora" (ride). Così è stato e da allora non l'ho più cambiato".

A chi vorresti dire “grazie”, pallavolisticamente parlando?
"Ogni società mi ha dato tanto e da parte mia credo di aver ripagato con impegno e professionalità, però il feeling con la Foppa è una cosa fuori dal comune, un amore ricambiato che sento tutt'oggi, anche se lontani".

Cosa c’era “dentro” le tue esultanze?
"Dentro ogni mia esultanza c'era un desiderio enorme di vincere e di alzare al cielo i trofei con le mie compagne. Dalle fotografie traspare chiaramente la gioia nei mei occhi ogni volta che alzavamo i trofei ma specialmente l’orgoglio e la soddisfazione che davo ai miei genitori, sempre presenti".

Dopo la parentesi russa alla Dinamo Mosca, hai deciso di salutare la pallavolo giocata intraprendendo la carriera manageriale all’interno della CEV. 
"Adesso lavoro alla CEV come Sport Event Coordinator, collaboro e gestisco le comunicazioni e i rapporti con gli organizzatori degli eventi sportivi (ad esempio Europei, Coppa Campioni Europei di Beach Volley etc). Sicuramente è un lavoro molto dinamico e intenso, ci sono tanti dettagli da regolare per avere tutto in perfetto ordine sulla base dei regolamenti che devono essere rispettati. Chiaramente, in campo, io ho un’esperienza importante ma il lavoro in ufficio è tutta un’altra cosa. Ogni giorno imparo qualcosa di nuovo e per il momento sono molto contenta. Spero di poter ripagare la pallavolo con almeno una parte di quello che questo bellissimo sport ha dato a me".
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