29 Novembre 2017 di Fabio SacchiEsclusive

Esclusiva, Marino: "Non giocherò fino a 40 anni, ma finché lo farò sarà sempre un divertimento"

Intervista al capitano di Treviglio, da 6 anni in lombardia dopo una vita da girovago e una nascita senese che ne ha condizionato la scelta verso il basket. Una passione, un sogno, diventato un lavoro; da vivere senza ansie.
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Tommaso Marino foto tratta da antennaradioesse.it
Il 31enne play senese, cresciuto nelle giovanili della Mens Sana Siena, è giunto alla quinta stagione con la maglia di Treviglio e sta iniziando a fare ipotesi sul suo futuro. La pallacanestro per lui ha un significato speciale e vorrà ricordare questi anni cestistici con grande felicità, perché per lui in primo luogo è un divertimento. Un manuale vivente di come bisognerebbe approcciare questo sport e, più in generale, la vita. Ha anche fondato con l’aiuto di Bruno Cerella il progetto “Slums Dunk” per aiutare i bambini in Kenya e Zambia a coronare il proprio sogno: giocare a basket. Disponibile e solare si è espresso su tanti temi, a partire dalla Nazionale fino ad arrivare all’unica promozione in A1.

Come è nato il progetto “Slums Dunk” e a che punto siete arrivati?
"Spero duri per sempre, ci dedico impegno e passione insieme a Cerella, anche perché tante persone ci sostengono e questo mi dà fiducia. Abbiamo 3 Basketball Accademy, due in Kenya e una in Zambia, che portiamo avanti e manteniamo. L’obiettivo è quello di crescere sempre di più, ma senza fretta perché Slums Dunk per noi è passione, non è un lavoro. Ci piacerebbe ovviamente espanderci ancora e dare a molti più bambini la possibilità di giocare a pallacanestro".

All’età di 31 anni, cosa rappresenta per te la pallacanestro e che importanza ha per te?
"La pallacanestro è stata fondamentale per le opportunità che mi ha dato: mi ha permesso di vivere fino adesso una vita stupenda, ho viaggiato, girato il mondo. Ovviamente non voglio giocare fino a 40 anni: nei miei piani c’è la volontà di smettere presto, perché non vorrò essere ricordato a fine carriera come uno che arranca per il campo. Ora sto cercando di aprirmi delle porte al di fuori della pallacanestro. Nel momento in cui abbandonerò il sogno, cioè quello di giocare al livello più alto possibile, io mollerò perché se non hai uno stimolo a quel punto finisce tutto. La motivazione è la benzina che ti fa correre un metro in più, che ti fa fare uno scatto o una difesa in più. Siccome mi sto accorgendo che il mio sogno sta svanendo pian piano, perché in Nba non ci andrò, in A1 ed Eurolega nemmeno, il sogno pian piano finirà. Non dico che sia finito, ma sta giungendo al termine e a quel punto saluterò la pallacanestro".

Sei a Treviglio dal 2013. Che rapporto hai con la città e con i tifosi?
"Ho un rapporto ottimo ormai, quest’anno saranno 6 anni e mezzo. Il nostro tifo è veramente pulito, nel senso che non ci sono mai stati fischi o contestazioni, hanno sempre apprezzato la squadra anche nei momenti difficili. Poi ovvio che tu sei un giocatore e vieni giudicato per le prestazioni, ma io ho la fortuna di essere in un luogo in cui la squadra viene sempre al primo posto e non c’è mai negatività intorno ad essa. Sicuramente il tifo è importante, dipende tanto anche dai campi: ci sono palazzetti dove è difficile giocare, ci metti dentro mille persone e ti sembra di essere in una bolgia; al contrario ci sono campi da 5000 posti, gli metti dentro 3000 persone e sembra vuoto. Dipende dal contesto. A Treviglio l’anno scorso ero emozionato davvero perché ci sono state diverse occasioni in cui il palazzo era una bomba, come nelle sfide con Trieste. Ti travolge un campo così".

Quest’anno qual è l’obiettivo della squadra?
"Come ogni anno è quello di salvarsi e di rimanere nella categoria, poi ogni anno è venuto qualcosa in più. Ma quel qualcosa in più ce lo siamo guadagnati con il tempo, siamo sempre partiti con tanta umiltà prima di tutto".

Come vedi la nazionale?
"Nazionale priva di molti giocatori importanti, ma comunque questo apre le porte ad altri che hanno una chance e devono andarsela a prendere, in un contesto importante. E’ una partita che ti dà visibilità, metti il tuo nome nella mappa".

Venite da due belle vittorie in cui avete segnato 90 punti contro Napoli e 92 contro Cagliari, siete a tre vittorie nelle ultime quattro partite. Qual è il segreto di questa “rinascita” e cosa dovrete fare per rimanere a questo livello di gioco?
"Il segreto non credo ci sia, nel senso che non abbiamo mai cambiato atteggiamento, ci siamo sempre allenati forte, perché sappiamo di dover costruire un sistema. Non abbiamo giocatori talmente forti da poter andare in fondo alle partite e vincerle con il talento, ma dobbiamo pian piano costruire un sistema, che delle volte richiede tempo. Noi ci crediamo sempre, la strada è lunga, ora ci siamo tirati fuori da una situazione difficile. Abbiamo sempre tenuto la calma, ci siamo sempre allenati bene".

Alla decima giornata incontrate Siena, partita particolare per te...
"Sarà speciale, ma mi preparerò come per tutte le altre partite. Alla fine sarà bello, sarà una festa per me perché ci saranno tanti amici e la vivrò senza pressione perché per me la pallacanestro è un divertimento e le ansie, le paure da prestazione le lascio agli altri. Io mi godo il campo e tutto quello che la pallacanestro mi offre perché poi un giorno non ce l’avrò più e non voglio guardarmi indietro e pensare che quella partita con Siena non sono riuscito a giocarla bene per colpa dell’ansia. Mi voglio ricordare di come ero contento di viverla. Il messaggio che voglio mandare è che la pallacanestro è un divertimento, io sono stato fortunato che per me sia diventata un lavoro. Credo sia il modo giusto di viverla e vorrei che tutti la approcciassero così. Vorrei che le uniche cose che mi limitano in campo siano gli avversari e magari il mio fisico, non la paura o l’ansia".

Sei contento del tuo percorso cestistico fin qui?
“Si, anche se mi sarebbe piaciuto fare di più. Penso sia normale”.

Rivangando il passato, qual è il tuo momento sportivo più bello?
“Amo il basket, quindi non è necessariamente una vittoria che mi devo ricordare come momento più bello: per me la pallacanestro è quando batti un difensore, fai un assist e fai schiacciare il tuo compagno. Questi sono i momenti in cui la amo e ce ne sono magari dieci in una partita. Vivere la pallacanestro per me è quando segni un canestro decisivo, ti giri verso il pubblico e vedi che la gente vuol saltare in campo. E’ fatta di momenti speciali ed è già tanto ricordarseli".

L’unica promozione può influire sul movimento italiano?
"Secondo me si, non mi piace che ci sia una sola promozione. Può influire sul fatto che le squadre possano investire di meno, perché 32 e una sola promozione toglie un po' di interesse al campionato e di motivazione alle varie squadre. Tante compagini meritano di salire, vedi Trieste, Treviso e Bologna. Non voglio dire che in A1 delle squadre meriterebbero di scendere, ma di sicuro questa A2 ne ha molte che meriterebbero di salire. Gli deve essere data la possibilità di salire, serve al movimento italiano".
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