19 Novembre 2017 di Giacomo LamborizioEsclusive

Antelli: “Una sola promossa in A è troppo poco, ci sono budget troppo diversi”

Il giovane classe '98 ha iniziato la sua nuova avventura (in prestito) con la maglia di Orzinuovi: ragazzo deciso e determinato, play puro come pochi e tanta voglia di fare per dimostrare a tutti il proprio valore.
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Michele Antelli, foto presa da All-Around.net

Michele Antelli: 19enne playmaker nato a Cernusco sul Naviglio, passato quest’estate all’Agribertocchi Orzinuovi in A2, in prestito dalla Reyer. Si è subito ambientato bene. Le magnifiche esperienze con la maglia di Venezia e con quella azzurra (argento conquistato con l’under 19 in Egitto la scorsa estate) gli sono servite per migliorare e non le dimenticherà facilmente. Quest’anno l’obiettivo è sicuramente quello di provare a compiere un salto di qualità, per guadagnarsi tanti minuti in un campionato difficile come questo, per poi un giorno tornare alla Reyer da assoluto protagonista.


Per quanto riguarda Orzinuovi, perché hai scelto questa realtà, come ti sei trovato nella nuova squadra e quali sono gli aspetti su cui dovrete migliorare visti in non esaltanti risultati di inizio stagione?

"Primo impatto assolutamente positivo, c’è ottimismo e voglia di lavorare e sono contento della scelta che ho fatto. Ho preferito Orzinuovi per vari fattori, in primis per il minutaggio offertomi. Non sta andando benissimo, ma c’è modo di indirizzare meglio la stagione, siamo solo alla settima partita. Sicuramente è presto".


Le prossime due gare sono con Montegranaro e Forlì, due squadre partite bene. Saranno già due match fondamentali per il proseguo della stagione?

"Queste due partite sono importanti e non è facile perché loro sono partiti forte. Dobbiamo essere più aggressivi in modo tale da recuperare più palloni in difesa e giocare con più consapevolezza offensiva e fiducia. In questo modo si possono avere più punti da tutti e non solo dagli americani".


Qual è il vostro obiettivo?

"Quando abbiamo parlato di obiettivi, la società è stata chiara e ha detto che quello minimo è la salvezza. Vogliamo rimanere in un campionato difficile come questo, ma siamo consapevoli del fatto che, se si può far bene, dobbiamo provarci perché la squadra è ben costruita. La base è non avere pressioni".


Quale può essere la qualità in più che può permettere ad una delle 32 squadre di raggiungere la promozione?

"Purtroppo io mi schiero dalla parte di quelli che sono contro questa decisione, cioè che passi una sola squadra in serie A. Non è facile capire cosa serva in più, perché le 32 squadre hanno budget diversi: si parla quindi di squadre con tanti soldi e altre con pochi e già questo può fare la differenza”


Il fatto che sia un campionato “bloccato” da questo punto di vista, può incidere sul  miglioramento del movimento italiano?

"Assolutamente. Secondo me questo porta tante società a non voler fare quel salto di qualità che vorrebbero fare perché appunto c’è un solo posto disponibile per la promozione. Molte squadre dunque si stabilizzano in questo campionato per diversi anni raggiungendo l’obiettivo minimo, sapendo che è veramente difficile arrivare alla promozione. Purtroppo non decido io, ma potrebbe essere un punto di partenza cambiare questa regola".


L’argento in Egitto nel mondiale under 19 svoltosi a luglio è stato il tuo miglior risultato fino ad ora?

"Ogni volta che mi chiedono della mia esperienza in Egitto, rispondo sempre che per ora è la migliore della mia vita. Abbiamo raggiunto un obiettivo del tutto inaspettato, a cui siamo giunti in corso d’opera. Ti fa crescere: è ovvio che in un mese non si può migliorare tantissimo, però dal punto di vista emotivo dà fiducia e speranza. Tanti dicono che l’Italia da un punto di vista cestistico è morta, ma abbiamo dimostrato che non è così".


Ti piacerebbe un giorno far parte della Nazionale maggiore?

"E’ il sogno di tutti, per ora abbiamo dimostrato quanto valiamo nelle nostre nazionali giovanili e non parlo solo di noi che abbiamo conquistato l’argento, ma di tutto il movimento italiano. Noi speriamo un giorno di farcela".


L’esperienza con la Reyer (non ancora finita in quanto sei in prestito) cosa ti ha lasciato? Come è stato confrontarti con gente di quel livello e che emozioni hai provato?

"Devo ringraziare molto la Reyer per il cammino che mi hanno permesso di fare e se tornassi indietro lo rifarei. E’ un ambiente di alto livello e molto serio. Per un anno sono stato a contatto con giocatori professionisti che lavorano mattino, pomeriggio e sera e quindi vivere questa esperienza è da lodare e spero che tutte le società permettano ai loro giovani di farlo".


Cosa ti ha spinto ad avvicinarti alla pallacanestro?

"Mi sono avvicinato alla pallacanestro quando ero molto piccolo perché mio fratello giocava e mi ha spinto a provarci. Con il passare degli anni giocavo a Cernusco a 10 metri da casa mia e abbiamo iniziato a raggiungere obiettivi importanti, ad esempio siamo arrivati due volte terzi alle finali nazionali, contro squadre come Reyer e Fortitudo. Da li poi mi sono avvicinato alla Reyer".


In te si nota grande voglia di fare e soprattutto quando sei in campo fai ragionare la squadra, metti ordine e difficilmente forzi. Ti ritrovi in questa affermazione?

"Ormai vedendo giocare il basket italiano è difficile vedere dei play puri, nel senso che sono tutti quasi delle combo-guard con tanti punti nelle mani. Io non posso essere così perché magari sono più indietro fisicamente o ho meno punti nelle mani rispetto ad una guardia, però posso definirmi come uno dei pochi play veri rimasti, che possa sacrificarsi per il bene della squadra”.

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