5 Ottobre 2017 di Fabio SacchiEsclusive

Ferrero: “Eliminare errori banali, a Milano senza paura”

Tre intensi anni di lavoro gli hanno permesso di diventare giocatore imprescindibile per Varese. E' l'idolo dei tifosi e con noi ha tracciato gli obiettivi stagionali, suoi e di squadre; parlandoci anche delle nuove regole.
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Giancarlo Ferrero, foto "La Provincia di Varese"

Dopo diverse stagioni in LegaDue è arrivato a Varese nel 2015 quasi da “perfetto sconosciuto” - come lui stesso si è definito - e in tre anni si è guadagnato l’affetto dei tifosi, il ruolo di capitano e la fiducia di coach Attilio Caja. La sconfitta con Venezia nella prima giornata del campionato di Serie A è stata pesante, ma lui è fiducioso e cercherà, con la sua leadership ed energia, di portare Varese alla salvezza e guidandola da vero traghettatore. Il prossimo impegno è proibitivo: a Milano nel derby di domenica sera.


Con Venezia è arrivata una brutta sconfitta nonostante un buon inizio. Che cosa è andato storto e che aspetti dovrete migliorare?

"Sicuramente sapevamo che sarebbe stata una partita difficile perché Venezia è una squadra forte che proverà a ripetersi. Non è certo una sorpresa. Abbiamo iniziato con un approccio giusto, poi però abbiamo fatto degli errori semplici, delle palle perse banali, che contro Venezia non ti puoi permettere di fare. Sai che appena sbagli ti puniscono subito con tre punti. Siamo quindi ripartiti con la consapevolezza di dover lavorare su questo aspetto, però non è tutto da buttare. Abbiamo avuto un buon inizio ed è da li che dobbiamo ripartire perché il campionato è lungo".


Da un punto di vista personale in questa partita hai comunque realizzato 14 punti e recuperato 5 palloni, risultando il migliore dei tuoi. Possiamo dire che, oltre ad essere il capitano di questa squadra, ne sei anche il punto fermo?

“Ci sono state sicuramente cose positive, però ho fatto anche io degli errori banali, come i miei compagni, che possono essere evitati. Penso anche che la nostra squadra non sia costruita solo su un singolo, ma che al contrario sia basata su un sistema di gioco collettivo. Questa volta ho segnato di più io, la prossima volta magari segnerà di più qualcun altro: l’importante è che ogni volta tutti diano il loro contributo, ognuno deve fare la propria parte".


Seconda partita stagionale ed è già derby con Milano. Che partita sarà e cosa dovrete fare per tentare di portarla a casa?

“Sicuramente sarà una partita difficile, ma ci aiuterà a crescere visto che giochiamo su un campo dove penso che poche squadre riusciranno a strappare la vittoria, quindi dobbiamo pensare di guardare più a noi che a Milano. Del resto loro hanno appena vinto la Supercoppa italiana e sono una squadra costruita per vincere in campionato e per far bene in Eurolega. Noi dobbiamo fare un passo in avanti come squadra, nonostante il banco di prova sia più che complicato".


Qual è l’obiettivo di questa squadra per la stagione?

"In estate la società è stata chiara: abbiamo l’obiettivo di salvarci e di crescere come squadra. Abbiamo visto che i nostri tifosi ci sostengono, tanto che domenica c’era il palazzetto pieno e quando ci vedono in difficoltà ci danno sempre una grossa mano. Non dobbiamo deluderli. L’obiettivo sarà quello di pensare alla salvezza e, perché no, far divertire se possibile i nostri tifosi. Il punto forte sarà l’energia e sappiamo che questa è l’unica nostra strada".


E da un punto di vista personale?

"E’ il mio terzo anno a Varese, il mio obiettivo è quello di garantire continuità di prestazioni. Ero arrivato qui tre anni fa per mettermi in gioco e per dimostrare a me stesso che potevo essere un giocatore di questa categoria e ora la mia asticella, chiaramente, si è alzata, dunque la cosa difficile adesso è confermarsi. Voglio essere una presenza costante e dare supporto alla squadra".


Come ci si sente ad essere capitano di una squadra così blasonata?

"E’ assolutamente motivo di orgoglio. Tre anni fa sono arrivato in questa squadra come sconosciuto perchè ho fatto tantissima LegaDue, quindi pensare che dopo tre anni io sia riuscito a diventarne il capitano è di certo motivo di orgoglio personale e vuol dire che sono stato capito sia a livello cestistico che umano. E’ una bella responsabilità essere un esempio. La squadra è storica e blasonata ma bisogna essere realisti e prendere atto del fatto che sarà un campionato difficile e quindi dovremo dare il massimo".


Coach Caja ti ha dato tantissima fiducia: che rapporto hai con lui?

“Coach Caja è arrivato lo scorso anno, ha parlato subito bene di me ed ha fatto capire che credeva in me. Lo ha ribadito anche quest’anno e questo per un giocatore è sicuramente molto importante. Il coach è una persona che chiede tanto ed è chiaro che tutti noi dobbiamo tirar fuori il meglio di noi stessi perché se riusciremo a creare qualcosa tra di noi riusciremo sicuramente a far bene. Lo devo ringraziare già per la scorsa stagione perchè mi ha fatto subito capire che, se me lo fossi meritato, ci sarebbero stati dei minuti per me e così è stato. Sono anche fiero di essere stato una parte di quella squadra che è riuscita a girare le sorti dello scorso campionato, riuscendo quasi ad arrivare in zona playoff”.


Da questa stagione sono cambiate le regole dei passi: un tuo giudizio su questa novità.

“Ci sono persone che hanno deciso così, per cui a noi giocatori non resta che prenderne atto, adattarci e capire quali possono essere i vantaggi che possiamo trarre da questo tipo di situazione, così come avviene, ad esempio, per il fallo antisportivo. Faccio un esempio: con la regola dei passi precedente, in contropiede spesso poteva essere fischiata l’infrazione perché occorreva partire assolutamente nel modo giusto. Ora invece ci viene concesso quel piccolo aiuto che potrebbe essere sfruttato al meglio. Poi, la nuova versione della regola del fallo antisportivo ha già deciso, se non erro, una partita come Trento-Bologna. Quindi, ribadisco: le regole sono state fatte, occorre comprenderle come trarne vantaggio”.


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