21 Settembre 2017 di Fabio SacchiEsclusive

Antonutti: "Voglio riportare Treviso dove merita"

Da troppo tempo Treviso non si trova nel massimo campionato italiano e l'ex Pistoia ha deciso di provare a riportare questa squadra dove merita, rifiutando persino proposte da società di serie A. Scopriamo insieme il perché di questa scelta.
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Foto di Sara Bonelli / Pistoia Sport

Dopo diverse stagioni trascorse nel massimo campionato italiano (dal 2002 fino alla scorsa stagione), il 31enne di Udine ha deciso di cambiare aria, scendendo di categoria e accettando la proposta della De’ Longhi Treviso basket, società storica della pallacanestro italiana ed europea, che da qualche anno lotta per tornare fra le grandi. Michele può essere l’uomo in più per questa squadra, grazie al suo carattere e alla sua leadership in campo, guadagnati sui parquet di tutta Italia con le maglie di Udine, Montegranaro, Reggio Emilia (con cui ha vinto l’Eurochallenge da capitano nella stagione 2013-14), Caserta e, infine, Pistoia. Primo obiettivo la Supercoppa Italiana il 23-24 settembre, ma ce ne sono molti altri. Scopriamoli insieme.


Dopo tanti anni di serie A1 sei passato in A2 a Treviso. Cosa rappresenta per te questo passaggio di categoria?

“Premetto che le offerte di serie A c’erano, però dopo tanti anni mi piaceva andare in un progetto diverso, ambizioso e a lungo termine in una delle società più blasonate d’Italia. C’era l’idea di cambiare dopo tanti anni di serie A1, dopo i playoff e la coppa italia con Pistoia, c’era la voglia di fare qualcosa di più emozionante, ovvero provare a riportare in alto una società che ha fatto la storia del basket italiano”.


Obiettivo promozione in A1?

“Questo campionato è tremendo perché ci sono delle società che hanno dei budget molto alti, ma la promozione è solo una. Treviso ha questo obiettivo, ma sappiamo che ci sono anche altre squadre che lo hanno, anche se adesso è troppo presto per saperlo. Ma noi lavoreremo per arrivare più in alto possibile”.


Quali sono gli avversari da temere?

“Sicuramente saranno Trieste e Bologna, due società che hanno fatto grandi investimenti e, hanno grande storia e voglia di salire. Però sappiamo anche che c’è sempre qualche outsider. E’ un campionato molto difficile, ci sono trasferte difficili, quindi è particolare e secondo me queste due sono le società più forti sulla carta, anche se è presto per dare un giudizio".


Ti sei già fatto un’idea della squadra? Come ti sei ambientato?

“Mi sono trovato molto bene, anche perché conoscevo già il general manager e l’allenatore. A Treviso si lavora davvero con grande determinazione e allo stesso tempo con serenità, è una società a 360 gradi. La squadra è tutta nuova, hanno deciso di cambiare dieci giocatori del roster, quindi ci troviamo in un momento di rodaggio e rinnovamento. Siamo in una fase in cui non possiamo conoscere realmente il potenziale della squadra, però è il momento in cui non bisogna pensare tanto, ma lavorare per concentrarsi e arrivare agli obiettivi stabiliti".


La supercoppa italiana può essere già un primo vero banco di prova? Come vi state preparando?

“Lo sarà, in più non arriveremo molto preparati visto che abbiamo qualche infortunato, ma sarà comunque una bellissima esperienza per capire le nostre lacune e su cosa invece saremo già pronti. Sarà emozionante giocare questa competizione, giochiamo vicino casa (Trieste, ndr.) quindi ci saranno diversi tifosi al seguito per cui ci dobbiamo preparare al massimo. Non stiamo lavorando direttamente su questa competizione, ma stiamo lavorando più sulla totalità: sappiamo che è un campionato lungo e duro, ci saranno i playoff, quindi è una preparazione a lungo termine”.


L’anno scorso, nella prima parte di stagione, ti sei infortunato e questo ti ha costretto ad un lungo stop. Ti sei ripreso del tutto?

“L’infortunio è stato particolare, perché mi ha tenuto gran parte del girone d’andata fuori, ma quando sono rientrato mi sentivo molto bene, Pistoia aveva fatto un gran lavoro di recupero e sono riuscito a viaggiare persino in doppia cifra nelle ultime dieci partite della stagione. Quindi mi è dispiaciuto saltare la prima parte, ma d’altronde non avevo mai avuto un infortunio prima e questo fa parte del gioco. Devo dire che ho avuto una società che ha creduto in me e mi ha aiutato a lavorare duro per rientrare il prima possibile”.


Il tuo successo più bello può essere considerato l’Eurochallenge con Reggio Emilia oppure ci sono altre vittorie altrettanto importanti?

“Vincere una coppa è una cosa che ti porterai dietro per sempre, però ci sono tante emozioni che posso ricordare con piacere. Penso all’aver superato i 2000 punti in serie A l’anno scorso, alle quasi 400 presenze in serie A, i due anni in cui a Pistoia ci hanno retrocessi e poi siamo arrivati ai playoff, la cavalcata con Caserta nonostante non siamo riusciti a salvarci solo per il punto di penalizzazione inflitto alla società, ce ne sono veramente tanti. Non mi piace soffermarmi su una sola vittoria, ma mi piace parlare di tante emozioni”.


Come ti sei lasciato con i tifosi di Pistoia?

“Molto bene, c’è un tifo veramente caloroso, che ti fa sentire a casa, ma che allo stesso tempo è discreto, non invadente. E’ un tifo che segue molto la squadra e probabilmente è una delle curve più attive e giovani: Pistoia ha un sesto uomo in campo, un valore aggiunto”.


Giudizio sull’Italia ad Eurobasket?

“Per un giocatore italiano la nazionale è tutto, vestire la maglia azzurra è meraviglioso. Per un giocatore vedere giocare altri ragazzi in azzurro è sempre un motivo di orgoglio e di personificazione. Credo che in questo europeo non abbiamo niente da recriminare, la squadra è andata anche oltre i propri limiti e questo credo abbia fatto sentire molto orgogliose persone che probabilmente non si aspettavano un risultato simile. Anche io sono felice di aver visto questa Italia anche se ci sono dei limiti, è chiaro, però in questo momento bisogna lavorare sul materiale che c’è e da lì tirare fuori il massimo”.


E sul movimento italiano di pallacanestro in generale?

“Fa pensare perché affronti nazioni che hanno giovani già pronti, all’età in cui da noi in Italia devono ancora mettere piede in campo. Ci sono nazioni in cui c’è meno paura di rischiare un giovane, quindi in questo momento secondo me il problema in Italia è quello di trovare una programmazione, che possa tutelare sia l’allenatore, perché quest’ultimo si possa prendere rischi mettendo dentro dei giovani, sia il basket italiano stesso, perché purtroppo se non c’è un ricambio generazionale si rischia di andare a far finire una generazione futura di pallacanestro. Penso che in questo momento sia delicato analizzare come mai non c’è stato questo ricambio che hanno avuto tutte le altre nazionali, è il momento di riflettere. Dovrà nascere un nuovo ciclo”.

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