1 Agosto 2017 di Fabio SacchiEsclusive

Visconti: "Un anno pienissimo, ora a Verona per riguadagnarmi la Serie A"

Intervista al classe '98 più vincente d'Italia: Scudetto, Argento mondiale e diploma di maturità. Il suo futuro sarà alla Scaligera Verona in A2, ma i suoi obiettivi sono altri. Scopriteli insieme a noi.
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Riccardo Visconti
Campione d'Italia con Venezia, seppur con poco spazio tra i “grandi”, Riccardo Visconti ha appena firmato un nuovo contratto con Verona per diventare protagonista partendo da un gradino più basso, l'A2. Un traguardo prestigioso per il classe '98 nato a Torino, ragazzo con i piedi per terra, con una grande forza di volontà, che si è già tolto tante soddisfazione a livello giovanile e non vede l’ora di dimostrare quanto vale sul parquet. Oggi è considerato uno dei migliori prospetti italiani e nonostante non sia riuscito a incidere al recente Mondiale U19 (per via di due infortuni), dove l'Italia ha chiuso con un prestigioso argento, ha tanti margini di crescita. Noi di Intervista Sportiva lo abbiamo intervistato al termine della sua lunghissima e impegnativissima stagione. 

Bronzo agli europei under 18, vittoria dello scudetto con Venezia, argento mondiale under 19 e maturità passata. Si puo' definire un anno stellare?
“Un anno ricco di soddisfazioni, che è stato molto intenso, quasi pieno si potrebbe definire. Non c’è stato un momento in cui fossi libero, mi sono allenato di continuo e mi sono impegnato molto perché quando non mi allenavo studiavo. Un anno che alla fine ha portato i suoi risultati”.

Come sei arrivato fin qui e chi ti ha aiutato maggiormente in questo percorso di crescita? Basta il talento?
“Non basta. Puoi essere talentuoso fin che vuoi, ma se non ti alleni non vai da nessuna parte. Il fatto di andare in palestra e di lavorare con il preparatore atletico per riuscire a prendere un po’ di chili o con gli allenatori per aggiungere un movimento che puo' essere utile in campo servono per migliorare ogni aspetto del proprio gioco. In questo percorso devo tanto ad Alberto Buffo che mi ha allenato ogni singolo giorno e Francesco Benedetti che mi ha portato alla Reyer. Il resto è stato tutto una conseguenza”.

Parlando di Venezia, come è stato far parte di un roster che vantava giocatori di livello europeo come Bramos o di esperienza come Ress?
“Mi hanno trasmesso tantissime cose, in particolare Tomas - anche perché eravamo compagni di stanza - mi ha dato molti consigli su cosa dovevo migliorare sia dentro che fuori dal campo. Per quanto riguarda gli altri, soprattutto quelli del mio ruolo, non mi hanno mai regalato niente, mi sono sempre dovuto guadagnare ogni singolo canestro in allenamento. Di sicuro non mi trattavano come un bambino. Mi trattavano come uno di loro e questo ti abitua a lavorare ad un certo livello e ad una certa intensità”.

Con quale compagno di squadra hai legato di più a Venezia e con quale in nazionale?
“Oltre a Ress, ero sempre insieme a Stefano (Tonut) e Ariel (Filloy). In nazionale con Bucarelli, oltre a Simioni e Antelli, con i quali ho vissuto tre anni insieme e ai quali ero già legato”.

Cosa è mancato all’Italia in Egitto per arrivare sul gradino più alto del podio?
“Io penso che non ci sia mancato niente perché noi abbiamo avuto tante difficoltà. In particolare ci siamo allenati poco, io mi sono fatto male due volte e molti arrivavano da un esame di maturità appena svolto, mentre altri, tra cui io e Lorenzo Penna, dovevano ancora farlo. Abbiamo raggiunto un risultato che non arrivava dal ‘91, quindi non penso si possa dire che ci sia mancato qualcosa. Abbiamo dimostrato che è tutto un volere”.

Anno nuovo, avventura nuova a Verona. Cosa ti aspetti?
“Un anno in cui io possa mostrare quello che ho imparato dai miei compagni l’anno scorso, i miglioramenti che ho fatto dal punto di vista tecnico ed agonistico. Vorrei capire se sono in grado di giocare in un campionato senior, anche se da presuntuoso penso di riuscirci”.

Qual è il giocatore a cui ti sei ispirato fin da bambino?
“Non posso dire di essermi ispirato a qualche giocatore in particolare. Posso dirti quelli che mi sono sempre piaciuti: parlando di italiano Danilo Gallinari; per quanto riguarda gli americani Kevin Durant. Il mio sogno è andare in Nba, credo sia quello di tutti, ma preferisco pensare un passo alla volta. Vedrò se ci sarà la possibilità di giocare in Serie A, in Eurolega o in Nba“.

A che risultato pensi possa ambire l’Italia ad Eurobasket 2017? 
“Penso che il gruppo abbia dimostrato di avere dei grandi numeri, quindi mi aspetto molto. E' una nazionale ricca di talento che si merita tanto”.
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