26 Aprile 2017 di Chiara BelcastroEsclusive

Dal cancro allo scudetto. Sintini: "Gratitudine per chi mi è stato vicino, oggi aiuto io gli altri"

L'ex alzatore della Nazionale si confessa ed emoziona in questa intervista esclusiva, parlando del cancro che ha sconfitto e di come oggi cerca di aiutare gli altri, senza dimentica il suo amore per la pallavolo
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Foto tratta da Outdoorblog.it
Giugno 2011. Black out. Diagnosi: linfoma non Hodgkin a grandi cellule b. Una vita fatta di sacrifici, vittorie, trasferte ed amore per lo sport che ha rischiato di essere spazzata via, in un attimo. Non se ti chiami Giacomo Sintini. Non se estrapoli dal campo di gioco tutta la grinta che hai e la concentri verso la vittoria più importante di tutte. Pluripremiato campione del volley italiano, Giacomo ha ripreso in mano la sua vita ed oggi, grazie alla fondazione della sua Associazione, mette a disposizione del prossimo la sua esperienza e vicinanza. Giacomo Sintini si racconta in un’intervista profonda ed emozionante a Intervista Sportiva. 

Una vita fatta di partite da vincere. Dal giugno 2011 hai dovuto usare tutta la forza in corpo e nella mente per compiere l’alzata che valeva la vita. Come è cambiato Giacomo-uomo dopo quella vittoria?
“Iniziamo con una domanda non semplice. Sicuramente sono cambiato, in meglio e in peggio. Per certi aspetti sono molto più disilluso, più spaventato, so che la vita può presentarti prove molto difficili da superare in qualsiasi momento. Un’esperienza come quella che ho vissuto toglie spensieratezza e serenità che diventano difficili, o forse è impossibile da recuperare. Ciò che di bello mi ha lasciato, senza dubbi, è l’attenzione che ora rivolgo agli altri: sono molto più attento a quello che mi circonda, ai bisogni delle persone e a coloro che stanno meno bene di noi. Potrebbe sembrare una frase fatta ma non lo è, cerco di vivere molto più alla giornata per potermi godere a pieno tutto ciò che succede. Quello che ho passato ha rafforzato la mia determinazione, mi ha permesso di capire che posso e devo credere nella mia forza d’animo, nelle mie capacità e in quelle delle persone che mi circondano”.

Portaci in campo con te durante Gara 5 della Finale Scudetto del maggio 2013. 
“È stato un giorno incredibile ed indimenticabile. Quando sono sceso in campo, non ci potevo credere. Continuavo a pensare al periodo in cui ero in ospedale, in cui temevo di non riuscire ad uscire da quella camera, in cui ero debole e non mi sembrava possibile poter tornare a vivere una vita normale. Era un continuo pensarci e mi dicevo “oggi sei qua e stai per giocarti una Finale Scudetto da protagonista”. Mi ripeto, ero incredulo. La partita in sé è stata bellissima, sono riuscito ad entrare mentalmente e psicologicamente nel match e a concentrarmi. Vedevo tutte le persone che erano lì per me, che erano venute a guardarmi, vedevo l’ammirazione nei loro occhi quando riuscivo ad impostare un buon gioco. C’era la mia famiglia, mia moglie, la mia bambina. C’erano giornalisti, dirigenti, molte persone mi seguivano da casa. Mi sentivo addosso gli occhi di tutti. Sapevo di star facendo qualcosa di molto importante, non soltanto per me ma per tante persone che purtroppo soffrono a causa del cancro. Sentivo la responsabilità di quel momento ma ero molto orgoglioso che toccasse a me. È stato bellissimo, un’emozione grandissima. Quando è caduta l’ultima palla (ricordo ancora la schiacciata out di Samuele Papi), quando noi siamo diventati Campioni D’Italia, sono caduto in ginocchio, pieno di gratitudine, ringraziavo il Cielo, ringraziavo tutte le persone che mi avevano aiutato ad arrivare fin lì. Lo ammetto, sono stato preso da una felicità, una gioia, una soddisfazione che sono molto difficili da descrivere”.

Il premio di MVP in quella Finale Scudetto è stato solamente un riconoscimento sportivo?
“Il premio da MVP è stata la ciliegina sulla torta che ha significato il mio ritorno completo alla pallavolo. Essere tornato a stare bene era stato già un grande traguardo. Essere tornato in campo, in serie A, era già stata una grande conquista. Essere tornato a vincere lo Scudetto è stato eccezionale. Il premio come Miglior Giocatore è stato senza dubbio un riconoscimento stupendo che il mondo della pallavolo ha voluto regalarmi per premiare, specialmente, tutto il percorso compiuto da me e dalle persone che mi hanno sostenuto. Non penso di peccare di arroganza affermando che, in quella Finale, io abbia veramente meritato tale premio perché, oltre ad esser riuscito ad esprimere un buon gioco, non si deve dimenticare che non giocavo interamente un match da più di due anni. È stato incredibile il fatto che sia riuscito a reggere l’elevato livello di gioco che caratterizza una Finale Scudetto maschile di Serie A in Italia e che sia riuscito a mantenerlo per i cinque set disputati riuscendo ad orchestrare una squadra che non avevo mai condotto. È  vero, il riconoscimento è stato destinato a me, ma ci tengo a sottolineare che questo è oltretutto un riconoscimento per tutte quelle persone che lottano contro la malattia: credo che, in quel preciso momento, da qualunque angolo del mondo,  chiunque stesse guardando quella partita o la stesse vivendo assieme a noi, abbia vinto con noi contro il cancro”. 

Nel 2012 prende vita l’Associazione Giacomo Sintini. Un progetto in grado di coinvolgere un elevato gruppo di persone. 
“L’Associazione è nata da cinque anni e sta raggiungendo un bacino di persone sempre più importante grazie alla costanza e alla dedizione di tutto lo staff che ci lavora. Ci teniamo moltissimo ad essere un punto di riferimento per chi sta passando ciò che abbiamo passato noi. Abbiamo moltissimi progetti che stiamo riuscendo a concretizzare. Credo che un pilastro importante su cui poggia l’Associazione e che ci permette di conquistare la fiducia delle persone sia la trasparenza; ci teniamo a ringraziare personalmente chi ci aiuta e ci sostiene e questo porta alla creazione di un’importante rete relazionale con le persone che scelgono di fare donazioni. Dall’anno della creazione, l’Associazione compie costantemente dei passi in avanti, senza mai tornare indietro ma, soprattutto, senza mai porsi degli obiettivi troppo grandi che la costringerebbero sicuramente ad implodere”. 

Quali sono i progetti futuri dell’Associazione?
“Per quanto riguarda i progetti futuri, sicuramente il nostro primo obiettivo è quello di continuare a sostenere la ricerca medica e aiutare varie strutture ospedaliere poste in tutta Italia. È nostra volontà fare delle donazioni a centri di accoglienza per persone che si trovano in fase terminale della malattia, un momento che va assolutamente tutelato e salvaguardato nel miglior modo possibile. Siamo una fucina di idee e il bisogno cresce a livelli esponenziali perciò ce la mettiamo tutta per concretizzare il maggior numero di progetti possibile e, inoltre, a supporto dalle partnership che sono poste in essere con AIRC e Fondazione Veronesi, è nostra volontà incrementare l’impegno per quanto riguarda l’informazione ai giovani in tema di prevenzione”.

In questo ultimo periodo ti abbiamo visto coinvolto per le Elezioni Federali. 
“Le elezioni federali sono state una bellissima esperienza, era la prima volta che mi affacciavo alla vita politica e l’ho fatto più che altro per un grande senso di devozione verso il Presidente Magri. Purtroppo è andata male, abbiamo perso, ma alla fine di tutto posso affermare che sia stata un’esperienza formativa e veramente interessante che mi ha portato alla scoperta di sfaccettature sconosciute, alcune piacevoli altre un po' meno”.

Quali sono i tuoi obiettivi futuri?
“I miei obiettivi futuri, dal punto di vista professionale, sono sicuramente il continuo impegno per una costante crescita dell’Associazione Giacomo Sintini, quindi strutturarla sempre più e riuscire ad avere un maggiore impatto sulla comunità del cancro. In aggiunta, vorrei migliorare la mia figura manageriale all’interno dell’azienda per la quale lavoro, Randstad, una multinazionale olandese, seconda al mondo nella gestione delle risorse umane, che mi permette un’importante prospettiva di crescita. E’ un piacere per me lavorare nel mondo della formazione, in questi ambienti nei quali è possibile trovare analogie tra le dinamiche di spogliatoio e la vita dell’organizzazione. È  davvero un ottimo ambiente e la mia speranza è quella di crescere sempre. In aggiunta mi piacerebbe cominciare a lavorare anche all’estero…insomma prospettive di crescita lavorative non mancano. Dal punto di vista personale invece continuare a migliorare la condizione di vita della mia famiglia, cercando di essere una persona sempre migliore, per quanto sia possibile”.

In questa intervista è ricorrente la parola “vita”. Che cos’è per Giacomo Sintini la vita?
“Questa credo sia la domanda più importante. La vita per me è un dono grandissimo che va trattato con i migliori modi possibili. È un qualcosa di incredibile che ci è stato regalato e che merita di essere valorizzato nel migliore dei modi. La vita è una prova composta da sfumature positive e negative ma vale sempre la pena di restarci dentro e, appunto, viverla a pieno”.
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