19 Luglio 2016 di Leonardo VaiEsclusive

Esclusiva, Venezia: "Vi racconto il calcio negli U.S.A"

Dalla Romania all’Australia per arrivare a Miami, dove si sta confermando. Cercato da tanti club (anche di Serie A) il siciliano preferisce l'estero. E qui ci spiega il perché
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Dal profilo Facebook di Alessandro Venezia
Alessandro Venezia, centrocampista dei Miami Dade ha girato mezzo mondo giocando a calcio e la scelta è sempre stata più o meno vincente. Dopo le esperienze in in Romania con il Cluj e in Australia a Melbourne, oggi si gioca il campionato APSL con la prima squadra della città della Florida. Qui Alessandro ci racconta come si vive e come è il calcio negli Stati Uniti.

Da girovago del calcio, come valuti le due esperienze in Australia e America dal punto di vista personale? 
“Molto bene. Esperienze positive che mi hanno permesso di crescere a livello internazionale come calciatore e come persona, confrontandomi con diversi campionati e culture. Sicuramente sono servite ad ampliare il mio bagaglio di vita". 


Vedi in crescita il movimento calcistico in questi due paesi? 
"Assolutamente si! Il calcio è in continua crescita a livello globale. Devo anche ammettere che come strutture, supporto e passione non hanno nulla da invidiare al calcio europeo". 

Pensi che ci sia qualche talento di queste due nazioni che possa esplodere?
"Si! Qui come in tutto il mondo ci sono dei bravi calciatori, qualcuno è già esploso anche in Europa giocando in campionati di primo livello, come ad esempio Green e Dempsey". 

Parliamo della tua ultima esperienza: cosa ti ha sorpreso del calcio USA, visto l'arrivo di giocatori italiani come Giovinco e Pirlo oltre ai big Villa, Lampard e Gerrard? 
"A me non sorprende questo, qui oltre ai nomi che hai citato ci sono tanti altri bravi calciatori ed altri ne arriveranno di sicuro, In America come in Australia si vive bene e per qualsiasi sport c'è tanta passione. Il Soccer è cresciuto tantissimo, basta vedere i numeri di spettatori presenti ad ogni partita, anche se ovviamente certi calciatori hanno aiutato ad alzare il livello e la competizione del campionato". 

Cosa pensi spinga questi grandi calciatori a voler chiudere la propria carriera negli Stati Uniti?
"Vivere e giocare negli States è il desiderio di qualsiasi calciatore e persona, perché hanno un fascino speciale. Non solo arrivano giocatori a fine carriera, ma anche all'età perfetta per giocare ed esprimersi ad alti livelli come per esempio Giovinco, Giovanni Dos Santos e Bradley. In America sono molto ottimisti e pensano sempre in grande, se decidono di fare qualcosa la fanno al top e così anche nel calcio".


E' il calcio del futuro? 
“Non mi sorprenderebbe se lo diventasse. E' già un campionato molto importante e seguito a livello mondiale". 

Quali sono i tuoi obiettivi dopo questa annata al Miami Dade? 
"Giocare per i Miami Dade è bellissimo. Società sana con persone molto serie e professionali, c'è un grande gruppo ed un'ottima organizzazione. Abbiamo vinto la regular season e domenica prossima giocheremo la semifinale playoff. Vedremo se a fine luglio saremo in finale per vincere ed essere campioni assoluti. Sono fiducioso di raggiungere questo traguardo, la squadra è forte ed il gruppo molto unito. Per il dopo Miami Dade di sicuro andrò in vacanza: ad oggi sono concentrato a fare bene qui e non penso a cosa succederà domani. Vivo ogni mia giornata al meglio dando sempre il 100%".

Com'è lavorare con Emerson? 
"E' una persona umilissima e ci dà consigli quotidianamente, c'è tanto rispetto nei suoi confronti. Con lui come con tutti ho un ottimo rapporto, si sente il peso dell’importanza della sua personalità a livello calcistico e per tutti noi è uno stimolo in più a far bene. È sempre presente con molta dedizione e passione, sente le partite come noi e alcune volte sembra quasi voglia tornare a giocare. Come calciatore tatticamente era il top e a noi consiglia su come muoverci, stiamo veramente imparando tanto dai suoi consigli. Con me parla sempre italiano e della nostra nazione ha anche tanti bei ricordi come noi li abbiamo di lui”. 

Che persona è lui dentro e fuori dal campo? 
"Dentro il campo molto serio e professionale, ama lavorare con i giovani e consigliare. Fuori non lo so, ma basta conoscerlo quelle 3 ore al giorno in allenamento per capire che è una bravissima persona, molto educato e socievole. Noi parliamo e scherziamo sempre, ma quando c'è da lavorare ci si sbatte".

E la parentesi con Adriano? Che persona e che calciatore hai trovato avendoci passato qualche momento in allenamento?  "Con Adri abbiamo giocato insieme per due mesi. Come calciatore non ha bisogno di presentazioni, tutti lo conoscono e sanno le potenzialità che possiede. Come persona è ancora più grande. Umilissimo, timido e molto educato. Veramente un bravissimo ragazzo, disponibile con tutti. Anche con lui si parlava italiano, essendo io l'unico italiano della rosa. Adriano è innamorato dell'Italia, me lo ha sempre detto, segue la nostra serie A ed è sempre aggiornato sull'Inter, squadra di cui è rimasto tifoso". 


Vorresti ritornare in Italia, o pensi che per esprimersi totalmente sia meglio l’estero? 
"In Italia ho sempre richieste da club abbastanza importanti e quella di non tornare a giocare lì è una mia scelta. Io vivo e mi trovo benissimo all'estero. In Italia c'è tutta la mia famiglia e i amici, ci torno in vacanza qualche settimana all'anno". 

Ci sono molte differenze fra come è vissuto il calcio negli USA e in Italia?
"La cultura è diversa e anche lo stile di gioco. Gli americani amano molto lo spettacolo e il marketing; a livello tattico c'è differenza anche se negli States stanno lavorando tanto grazie all'aiuto di professionisti europei (allenatori, dirigenti o calciatori stessi) per migliorare questa piccola pecca. Dal Punto di vista atletico qui si corre e si lotta molto di più, è un calcio che si avvicina più alla Premier League. In Italia si vive di calcio 24 ore su 24 e 7 giorni su 7, qui solo il giorno della partita: una volta finiti i 90 minuti è già passato tutto".
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