15 Aprile 2013 di RedazioneEsclusive

Esclusiva, Venezia: "Al Cluj dimentico la squalifica"

Dopo Quintieri, un altro talento nostrano trova casa altrove. Intervista ESCLUSIVA ad Alessandro: con l'aiuto del manager Alessandro Magni e del preparatore Christian Virdi, è approdato nella serie A romena
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Foto tratta dal profilo Facebook di Alessandro Venezia
Gli italiani all’esterno fanno sempre più capolino sulle pagine di Intervista Sportiva. Dopo Simone Quintieri, da Miami, abbiamo sentito Alessandro Venezia, 23enne siciliano che dopo infinite peripezie è stato ingaggiato dall'Universitatea Cluj (serie A rumena). Il suo presente è una grande opportunità mentre il passato, con una squalifica di 16 mesi per omessa denuncia, è un ricordo. Alessandro ci ha raccontato tutta la sua storia.

“La mia carriera è iniziata a 15 anni con l’Igea Virtus (il più giovane calciatore in attività ad aver esordito in C, ndr.), una sola presenza ma grande soddisfazione. Lì ho vinto da capitano il campionato Berretti nazionale. Poi sono passato al Gela, dove sono rimasto tre anni: C1, solo 4 presenze, poi due anni di C2. Quell’anno venni convocato in Nazionale Under 18, collezionando quattro presenze. L’anno dopo dovevo andare alla Primavera del Palermo ma per vari motivi non si è fatto nulla, il Gela non mi ha voluto cedere. Tante squadre avevano messo gli occhi su di me e ho scelto Napoli, con il quale firmai un triennale. Prima mi mandarono in prestito al Neapolis del presidente Mario Moxedano. Lì ho giocato 19 partite segnando 8 gol, da mediano mica male! Nel gennaio successivo al Napoli Donadoni prese il posto in panchina di Reja e mi riportarono a casa. Andai in prima squadra, sempre in rosa: quattro convocazioni in serie A ma senza mai esordire. L’estate successiva ho fatto il ritiro in Austria con Mazzarri, non vi dico che spettacolo allenarsi con Lavezzi, Hamkis, Maggio... ma mentre ero in ritiro mi arrivò la diffida per omessa denuncia”. 

Il fatto che può cambiare non solo la carriera calcistica di un ragazzo in ascesa, ma la sua intera vita - “Qualche mese prima accadde che un giorno mi chiamò il direttore del Neapolis, mi chiesero di addomesticare una partita per 5000 euro, ho rifiutato ma non ho denunciato il fatto. La FIGC mi inflisse una squalifica di 16 mesi per omessa denuncia”. 

Poi la risalita - “Fermo 16 mesi, ho lavorato da solo per tutto quel tempo - andavo a correre anche in spiaggia la domenica mattina. - Era dura riprendere dopo due anni fermo, mi mancava il campo. Mi ha chiamato la Valenzana e non ho rifiutato: un contratto biennale, mi hanno accolto molto bene, bella esperienza. A gennaio 2012 il presidente Omodeo, con problemi economici, decise di far fallire la squadra e per fare un po’ di soldi fecero finire la stagione giocando con i ragazzini. In quel momento sono stato vicino al F.C. Bruxelles, serie B belga, ma non se ne è fatto nulla e sono rimasto a Valenza fino a fine stagione”.

I dubbi e l’idea di fare altro: il calcio forse non è cosa mia - “Sono arrivato a un punto in cui volevo staccare, il calcio non mi piaceva più. Ho lavorato come modello tramite un’agenzia, volevo allontanarmi dal calcio, in Italia non è più bello fare questo lavoro. Mi chiamavano squadre di Lega Pro ma non ci sono voluto andare: era diventato tutto pesante e anche oggi in Italia è così. Moltissime società hanno problemi economici, non pagano, falliscono e l’ambiente è diventato difficile da frequentare, me lo confermano gli amici che giocano in queste categorie. Il calcio dev’essere una passione, un piacere e poi un lavoro. Andai in vacanza a Budapest a ottobre con amici e lì incontrai il direttore dell’Honved, l’italiano Fabio Cordella, abbiamo parlato e lui mi ridiede la forza per ricominciare. Il discorso fu convincente e cominciai a provare lì. Mi preparai col prof. Christian Virdi, che ancora oggi ringrazio immensamente per il grande lavoro fisico e psicologico che ha fatto con me. E’ un laureato in scienze motorie a Enna, farà molta strada: mi sono allenato con lui e andai a Budapest per la prova, mi presero a gennaio 2013. Ci furono però problemi burocratici per il trasferimento, che saltò, con gran dispiacere mio e di Cordella”. 

Siamo ai giorni nostri – “Mi ha contattato Am Sport, agenzia di procuratori gestita da Alessandro Magni (procuratore, tra gli altri, anche di Simone Quintieri, ndr.), mi hanno convinto ad entrare nella loro squadra e sono molto contento della scelta. C’era una proposta dalla Romania. All’inizio all’Arad in B, poi però hanno visto che potevo fare la serie A e mi hanno mandato al Cluj. Dopo tre giorni di prova mi hanno tenuto e ora starò qui fino a fine campionato. Mi trovo benissimo, la città è bella, cosa che non mi aspettavo di trovare. Dietro il club c’è grande entusiasmo, gente matta, come i tifosi del Napoli a Napoli, gente innamorata di questo club, che per loro è come una religione. Lo stadio è bellissimo, non me lo immaginavo così, sono partito con molti dubbi e invece... . Il livello poi è molto alto. Ci sono club come la Steaua Bucarest, il Vaslui, il Rapid e qui a Cluj nell'altra squadra, il CFR, giocano ragazzi che hanno calcato i palcoscenici della serie A, come Felice Piccolo (ex Juventus, Lazio, Empoli e Chievo) e Nwankwo (ex Inter, Parma, fino a gennaio al Padova). Cluj-Napoca è una città universitaria: l’ambiente e il modo di lavorare mi hanno sorpreso. Ieri, ad esempio, ho visto in tv il derby Rapid-Steaua (1-1), i tifosi mi ricordavano il calcio italiano anni ‘90. Qui ogni partita sembra di giocare una finale di Champions. E i tifosi sono molto civili”. 

E’ un avvicinamento al grande calcio – “Ho ancora 23 anni ma già oltre 60 presenze in Lega Pro. Ho ancora tanto tempo davanti e voglio sfruttare questa occasione. Credo nelle mie potenzialità e gli agenti credono in me, mi fanno sentire importante, tanto che mi stanno tenendo a loro spese in un albergo del centro città. Ora gioco da professionista, sto bene mentalmente; questa è la cosa più importante”. 

Tanta differenza con l’Italia? - “Il calcio in Italia secondo me ha perso molto dopo il caso Moggi, ha cambiato tante cose. In molti non hanno più creduto nel calcio, dai giocatori ai tifosi e infatti i campioni non ci sono più e gli stadi italiani sono spesso vuoti. Un panorama desolante. Ricordo quando ero piccolo io, era dura trovare un biglietto per qualsiasi partita, ora con la crisi, la tessera del tifoso, è diventato complicato. Qui la gente va sempre allo stadio, non c’è mai un posto vuoto in qualsiasi partita. Non so il motivo, la crisi la sentiranno anche qui, ma l’entusiasmo è pazzesco. Qui non esiste l’euro, il costo della vita è più basso e i servizi costano poco. Dal mio hotel, in centro, per spostarmi anche di 10km spendo circa 1 euro e si riesce anche a mangiare bene. Mi ha colpito che non c’è un ceto medio: molto ricchi o molto poveri, niente vie di mezzo. Molte persone chiedono i soldi ai lati delle strade, ci realtà molto tristi e mi dispiace vedere queste cose. Per un calciatore, che viene considerato una persona importante in città, c’è da stare attenti, tenere gli occhi aperti perché se uno becca la persona sbagliata è dura, ma questo vale in tutto il Mondo. Sono qui da poco e non ho ancora avuto modo di confrontarmi con la realtà del tifoso/cittadino ma comunque non faccio molta vita notturna, non mi piacciono le discoteche. Esco poco, devo pensare a riprendere la condizione; e se lo faccio è con gli agenti o con amici che ho qui: vado nei locali, a vedere le partite, la gente mi guarda ma sono molto rispettosi. Se uno viene qui a pensare alle ragazze, e ce ne sono tante belle, e alle discoteche è finita, io devo lavorare”. 

Per uno che ha fatto il modello trovare ragazze non dovrebbe essere difficile – “La cosa del modello non aiuta a livello calcistico: ti additano come il classico italiano belloccio e non si fidano. Chi mi conosce realmente però sa che sono molto tranquillo, cerco di fare il professionista, ho un obiettivo di arrivare in alto e voglio raggiungerlo. Il calcio rumeno, come quello turco, è in grande ascesa, è una grande chance. Se sono qui devo ringraziare il mio preparatore atletico personale Christian Virdi, che ha fatto un grande lavoro; Fabio Cordella, che oltre ad essere il direttore di un club di Serie A è una bella persona, uomo vero. Senza il suo aiuto non sarei qui, mi ha ridato la voglia e anche l’Am sport, i miei procuratori che stanno facendo un ottimo lavoro, mi fanno sentire un professionista. 

Manca poco alla fine del campionato però - “Il campionato finisce il 31 maggio, mancano 8 partite, poi vediamo che succede. Ho fatto un’amichevole facendo bene e sorprendendo il mister, mi ha definito un giocatore che in campo non ha ‘padre ne madre’. Sono un mediano che fa gioco, più di qualità ma mi sono dovuto adattare ad essere cattivo e non ho alcuna paura. Penso principalmente a recuperare la forma, sono paziente, ho aspettate così tanto tempo prima che ora se non trovo subito spazio non mi faccio problemi. Se mi sarà concessa l’opportunità di giocare farò del mio meglio”.

Quanto manca a un 23enne la propria casa? - “Sono di Piazza Armerina, una piccola cittadina della Sicilia. Sono andato via di casa a 15 anni, a Barcellona Pozzo di Gotto. All’epoca non avevo procuratori, all’Igea Virtus prendevo 200 euro in tutto l’anno. Amici e parenti mi hanno sempre sostenuto, mia mamma soprattutto. Sono contenti e mi stupisce vedere che attorno a me c’è grande entusiasmo. La mia cittadina mi sta vicina, sono molto orgogliosi, la stampa locale mi chiama sempre, in tanti credevano in me. Ora realmente mi trovo in una realtà fantastica. Quando mi hanno squalificato tutti pensavano che il treno fosse passato, io ci ho creduto sempre. Dopo tanti sacrifici ora è un momento piacevole. Tutti i giorni mi chiamano persone che non conosco. Senza il supporto dei miei non ce l’avrei mai fatta. Vivo alla giornata”. 

Amico di Simone Quintieri, avete anche lo stesso procuratore – “Si anche Simone è seguito da Magni. C’era possibilità di andare a Miami, ci siamo messi in contatto, mi ha spiegato, ma non mi conveniva quella scelta, ho preferito confrontarmi con realtà più importanti. Per Miami spero non mancheranno occasioni. Quintieri è partito da sconosciuto, è andato in Indonesia ed è diventato un idolo. Vediamo se io riesco a fare lo stesso qui”.
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