18 Giugno 2014 di Alessandro GandiniVintage Football

Il dottor Socrates

Rivoluzionario e ribelle, il calciatore più intelligente di sempre
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tratta da telegraph.co.uk

Fu talento cristallino, in mezzo a fenomeni come Zico e Falcao, numero dieci e capitano del Brasile stellare e perdente dell'82. Era un medico, per davvero, esercitando la professione dopo la carriera calcistica. Giocò un anno alla Fiorentina ma non si integrò. Questa è la storia del dottor Socrates: rivoluzionario, ribelle, il calciatore più intelligente di sempre.

DALLA LAUREA AL CAMPO - Brasileiro Sampaio de Souza viene alla luce nel Febbraio del 1954 a Belèm, da una famiglia non certo abbiente della profonda Amazzonia. Il padre, amante della cultura e dei classici greci, lo chiama come il suo preferito: Socrates. Il piccolo è sveglio e intelligente e la famiglia, nonostante le umili origini, sarà in grado di mantenere i suoi studi, consentendogli di andare all'università e di laurearsi in medicina. Sarebbe una storia quasi normale, se non fosse che siamo nel Brasile degli anni '60, e che a un cero punto il futuro medico diventa un fenomeno del calcio. 

UN RIVOLUZIONARIO - Socrates, eccolo. Un personaggio che ha ispirato film e storie di vario tipo, celebre per i suoi colpi di tacco, fu uno dei calciatori più talentuosi del Brasile, dove è assurto a status di leggenda anche prima della sua morte, avvenuta nel Dicembre 2011 a causa di complicazioni all'apparato digerente in seguito ad una infezione. Accadde proprio nel giorno in cui il Corinthians, la squadra per cui ha disputato quasi 300 partite, vince il campionato brasiliano. Si dice che lui avesse previsto tutto, quando nel 1983 dichiarò di voler morire nel giorno in cui il Corinthians avesse vinto il titolo. Il destino l'ha accontentato. "Un giorno triste ma felice", come titola il libro di Lorenzo Iervolino a lui dedicato. 

PLAYMAKER DI CLASSE - La sua carriera è spesa in larga parte proprio al Corinthians, la squadra in cui trova affermazione internazionale come playmaker dalla tecnica incredibile e dalla classe innata. Lascerà il "suo" club nel 1985, per andare alla Fiorentina dove però resterà solo un anno, soffrendo di saudade come molti suoi connazionali lontano dai confini patrii. Ritornerà in Brasile l'anno successivo al Flamengo e smetterà poi nel 1988, al Santos, avendo collezionato 60 presenze e 22 reti in nazionale. Senza vincere nulla. Fu capitanò del Brasile al Mondiale 1982, e giocò da riserva anche quello dell'86, dove segnò due reti fra cui il famoso rigore senza rincorsa alla Polonia. Tornerà al calcio nel 2004 per una breve parentesi da allenatore-giocatore al Garforth Town, North Counties East League (serie minori inglesi) per cui giocherà anche gli ultimi 12 minuti della partita contro il Tadcaster Albion. Curiosamente, a vincere il mondiale sarà il fratello minore Raì, una discreta carriera in Europa negli anni '90 in particolare con il PSG, che fece parte della spedizione brasiliana a Usa '94.

INTELLIGENZA, CULTURA E POLITICA - Fu opinionista non solo calcistico per diversi giornalì e tv, dove parlava non solo di calcio ma anche di politica. Si definiva comunista e i suoi eroi dichiarati erano Che Guevara, Fidel Castro e John Lennon. Era noto come un intellettuale, un grande bevitore e fumatore. Ha fondato un movimento politico, Democrazia Corinthiana, e sperimentò da calciatore l'autogestione dello spogliatoio, quando al Corinthians per tre anni i giocatori rifiutarono l'autorità dell'allenatore e decisero di allenarsi da soli, prendendo decisioni collettivamente insieme con lo staff tecnico. Ha inciso un disco, fu involontario ispiratore del personaggio di Aristoteles protagonista del film L'Allenatore Nel Pallone, e al momento della morte stava scrivendo una fiction sui mondiali attualmente in corso. Più che raro: unico, il dottor Socrates. 

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