14 Maggio 2014 di Alessandro GandiniVintage Football

Il contrappasso di Saverio

Storia di Rambert e Caio, i gemelli (mancati) del gol
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tratta da calciofication.com

"Qui ci sono già i nuovi Batistuta e i nuovi Balbo", dirà Moratti con involontaria crudeltà nel giorno della presentazione di quello che, Massimo non sa, sarà per 20 anni il suo Capitano, e per sempre una leggenda dell'Internazionale. Lo dirà, in realtà, parlando di altri due: Rambert e Caio. All'improvviso, due sconosciuti. 

L'AVIONCITO – Il Capitano dell'Inter, Javier Zanetti, oggi leggenda vivente del club, arriva infatti alla Beneamata nel 1995 in sordina, quasi come una sorta di “extra” nell'affare che vede l'approdo in nerazzurro di un fenomeno paranormale: Sebastian Rambert. Con quella faccia alla Ibra delle Pampas, e quel talento così timido da non farsi realmente mai notare, Rambert, soprannominato l'Avioncito – che in italiano suona come l'Aeroplanino, ruolo sfortunatamente già “occupato” con successo da Vincenzo Montella – arriva all'Inter dall'Independiente per una cifra attorno ai 4 miliardi di lire, con solo 21 anni e lo status di promessa. Figlio d'arte (il padre Joaquin giocò con discreto successo nel Lanùs e nel Lione), Rambert inizia la stagione da titolare: preliminare di Coppa Uefa con il Lugano, sconfitta 0-1 e Inter fuori dall'Europa alla prima occasione utile. Rambert esce inevitabilmente di scena e l'Inter decide di puntare su attaccanti veri. 

IL LUNGO ATTERRAGGIO –  Il giovanotto va via dall'Inter già a Gennaio 1996, destinazione Saragozza dove giocherà qualche mese con discreti risultati (tre reti) accanto a un giovane talento destinato al grande calcio, quello vero: Fernando Morientes. Al termine della stagione, dopo solo un anno in Europa ritorna in Argentina e con alti e bassi (compreso un intermezzo in Grecia all'Iraklis) giocherà sino al 2003, quando si ritira per i troppi problemi fisici. Intraprende la carriera di allenatore, come assistente di Ramon Diaz al River Plate, e riesce comunque a passare alla storia: è uno dei pochissimi giocatori ad aver giocato in almeno tre dei cosiddetti Big Five, i cinque club più importanti d'Argentina (nel suo caso River, Boca e Independiente). La cosa più incredibile è che tra il 1994 e il 1995 colleziona 8 presenze e 4 reti con la Seleccion argentina, una rete ogni due presenze. Misteri del calcio.

TWO IS MEGL CHE UAN: CAIO – Ma siccome quell'Inter rappresenta una miniera di meteore, e in fondo “two is megl che uan”, nello stesso anno di Rambert la Beneamata porta in Italia un altro fenomeno parastatale di livello: Caio. Scarpa d'Oro al mondiale under 20 nell'estate 1995, attaccante centrale tecnico ma non velocissimo, diciamo, arriva all'Inter appena ventenne con sogni di gloria, ma anche lui in meno di 12 mesi è già un esiliato di Appiano. Ad accoglierlo sarà il Napoli, che persevera un altro anno e mezzo prima di rispedirlo in Brasile nell'inverno 1997 con l'invidiabile score finale di 26 presenze e 0 reti. Oggi, passato alla storia come uno dei centravanti meno prolifici del calcio brasiliano, è commentatore televisivo per la Rede Globo, tra le principali emittenti carioca.

IL CONTRAPPASSO –  A pensarci bene, oggi, viene da sorridere a ricordare i titoloni dei giornali e le promesse mancate di queste meteore fugaci. E forse, dal momento che quell'anno all'Inter arriva Javier Zanetti la leggenda, è anche giusto così. Infatti mentre il Tractor, in silenzio e con duro lavoro, inizia a dominare la fascia destra fino a scolpire 856 presenze con la maglia nerazzurra, di cui 613 in serie A e un Triplete, il secondo straniero più presente di sempre, oggi guardare indietro in fondo non sembra così tutto sbagliato. Forse per avere un campione così grande, un contrappasso doveva pur esserci. Anzi, a pensarci bene, almeno due.  

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