30 Aprile 2014 di Alessandro GandiniVintage Football

Boskov, l'addio di un maestro di calcio

Ricordo di un grande allenatore, maestro di calcio e di buonsenso
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Vujadin Boskov - tratta da msn.foxsports.com

Se c'era uno in grado abbattere le barriere e gli steccati del tifo a forza di simpatia, umanità e saggezza calcistica, quello era Vujadin Boskov. Allenatore del Real Madrid, della Roma e soprattutto della Sampdoria dello scudetto, anno 1991, Boskov era il simbolo di un calcio diverso, fatto di professionalità ma anche di ironia e buonsenso. Tutte cose che, fra lustrini e petromiliardi non troviamo più così facilmente.

DAL CAMPO ALLA PANCHINA – Boskov, nativo di Begec, villaggio a 15 km da Novi Sad, è stato prima un centrocampista di sostanza, mediano e mezzala del Vojvodina, squadra della regione in cui è nato. All'età di 30 anni, non appena le regole della federazione serba glielo hanno consentito, ha iniziato a viaggiare: prima alla Sampdoria, un anno, poi Young Boys, due stagioni al termine delle quali, proprio nella medesima compagine svizzera, inizia la carriera di allenatore.

UNA GRANDE CARRIERA – È infatti da allenatore che si toglierà le maggiori soddisfazioni della sua vita. La sua è una di quelle carriere apparentemente infinite, partita dalla Svizzera con tappa nuovamente in Serbia, ancora al Vojvodina, e alla nazionale jugoslava (siamo nel 1971-1973), fino in Olanda per poi spiccare il volo per la Spagna, dove allenerà il Real Saragozza e poi il Real Madrid. Con i blancos vince una Liga e una Coppa del Re, perdendo la Coppa dei Campioni in finale, 0-1 con il Liverpool.

UN CRUCCIO – E proprio la Coppa dei Campioni resterà il suo vero cruccio calcistico. Sì perché dopo la Spagna, con un breve transito allo Sporting Gijon, ritorna in Italia ingaggiato dall'Ascoli e poi dalla Sampdoria, a cui il suo nome è maggiormente legato. Con i blucerchiati costruirà una squadra che resterà irripetibile nella storia del club, con giocatori come Pagliuca e Cerezo, Lombardo e Dossena, e soprattutto la coppia gol Vialli-Mancini. Vincerà due coppe Italia, una Coppa delle Coppe e uno Scudetto, ma ancora una volta resterà al palo sul più bello, sconfitto in finale di Coppa dei Campioni, ai supplementari dal Barcellona di Johan Crujiff e Ronald Koeman.

LA SIMPATIA – Resterà in Italia ancora a lungo, tra Roma e Napoli, prima chiudere la carriera da allenatore alla guida, ancora una volta, della selezione jugoslava. Il suo nome resterà associato ad alcune delle massime calcistiche più belle e divertenti di sempre, dal celeberrimo “rigore è quando arbitro fischia”, “Gullit è come cervo che esce di foresta”, sino all'esilarante “se slego mio cane gioca meglio di Perdomo”, allora giocatore del Genoa, affermazione prontamente rettificata con “io non dire che Perdomo giocare come mio cane. Io dire che lui potere giocare a calcio solo in parco di mia villa con mio cane”. Il suo buonsenso, la sua ironia e la sua sapienza ci mancheranno.

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