27 Marzo 2014 di Maurizio MaiocchiSerie A

Calciomercato: quando vendere i top player

Maurizio Maiocchi fa il punto della situazione sul calciomercato italiano, che negli ultimi anni ha visto partire tutti i giocatori migliori. Giusto privarsi forzatamente dei migliori per fare cassa?
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Foto tratta da www.juvemagazine.it
Anche se il mercato estivo deve ancora incominciare, sono già iniziate ad uscire le classiche “bombe”, come le avrebbe chiamate Maurizio Mosca, ovvero i trasferimenti dei giocati più forti (e più cari!). A dire il vero, negli ultimi anni i top player che hanno smosso grandi quantità di denaro in Italia, lo hanno fatto emigrando all’estero e la tendenza dovrebbe rimanere la stessa anche per la prossima sessione. Si parla soprattutto di Pogba, sul quale starebbero (?) piovendo offerte da capogiro, ma anche Handanovic in uscita dall’Inter o dei romanisti Pjanic e Benatia, inseguiti dalle big europee.

Al di là delle solite voci che potrebbero o meno trovare fondamento, è innegabile che di fronte a certe offerte sia praticamente impossibile rifiutare; basti pensare all’estate scorsa: i 30 milioni pagati per Marquinhos, un difensore di 18 anni che, seppur promettente, era al suo primo anno in Europa, sono un’enormità; ma anche i 65 milioni di clausola che il PSG (sempre loro) ha dovuto sborsare per Cavani sono comunque una cifra importante, in un mercato che comunque ha fatto di Gareth Bale, passato dal Tottenham al Real Madrid, “Mr. Cento Milioni”. La lista sarebbe ancora lunga e basta guardare alla lista degli acquisti fatti dal Monaco, Manchester City, Real Madrid e Barcellona per notare come i prezzi del mercato siano ormai schizzati alle stelle; tanto per intenderci, i 75 milioni che la Juventus ricevette nel 2001 per Zidane oggi non desterebbero tanto scalpore.

Ma allora conviene davvero vendere i propri top per cifre da capogiro ma rischiare così di indebolire la squadra? I casi sono molteplici e diversi tra loro. Partendo proprio dal caso Zidane, i soldi ricavati dalla sua cessione (e da quella di Inzaghi) sono stati subito reinvestiti per l’acquisto, nella stessa campagna acquisti, di Buffon, Thuram, Nedved e Trezeguet; quattro giocatori che resero grande la seconda Juventus di Lippi. Erano comunque altri tempi, in cui le squadre italiane non avevano debiti da coprire o pareggi di bilancio da raggiungere a fine anno, e potevano quindi permettersi di reinvestire sul mercato quasi tutti i soldi incassati da una cessione. Chiaro esempio ne è l’Inter, che grazie ai soldi della cessione di Ibrahimovic nel 2009 si rafforzò con Eto’o, Milito, Lucio, Thiago Motta e Snejder, vincendo praticamente tutto quello che si poteva vincere, ma sprofondando nel giro di due anni in un baratro di debiti e di risultati scadenti che hanno, tra le altre cose, spinto Moratti a cedere le quote di maggioranza del club. Ma non sempre reinvestendo si vince, perché il Tottenham ha senza ombra di dubbio investito male i milioni ricavati da Bale, e di conseguenza sta disputando una stagione molto al di sotto delle aspettative. Un’altra squadra che ha investito tantissimo è stato il Napoli, anche se dei 65 milioni di Cavani, 40 sono stati spesi per Higuain; in ogni caso la stagione dei partenopei fin qui non è stata quella che ci si aspettava: partiti in agosto con proclami di scudetto, gli azzurri si sono trovati fuori, con onore, dalla Champions, fuori dall’Europa League ed in lotta per il terzo posto in campionato, anche se c’è una finale di Coppa Italia tutta da giocare. Tanti gli acquisti fatti, tra cui un allenatore che ha cambiato modulo e modo di giocare, ma solo pochi avrebbero potuto portare ad un salto di qualità che comunque non c’è stato. 

Il filo conduttore tra questi casi (ma ce ne sarebbero molti altri) è il fatto che una grande cessione, ed i relativi investimenti, possono essere utili ad una squadra che ha già delle solide basi, sia a livello economico che di giocatori, e che quindi può permettersi di concentrare gli investimenti in pochi elementi, ma mirati. Rivoluzionare una squadra con tanti acquisti non può portare a risultati immediati (e sappiamo tutti quanto in Italia questo sia importante) e squadre che cercano il salto di qualità non possono permettersi di mancare gli obiettivi minimi stagionali. Più che come vendere, è importante come reinvestire.
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