8 Giugno 2012 di Alessandro GandiniSerie A

Si ritira Massimo Oddo, guascone del calcio italiano

Ieri l'ex giocatore di Lecce, Milan e Lazio, ha annunciato il ritiro dal calcio giocato. Ora vuole fare l'allenatore, ma noi lo vogliamo ricordare per alcune della sue "perle" migliori
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Foto tratta da www.menstyle.it
Ci mancherà. Massimo Oddo, classe 1976, professione difensore, lascia il calcio dopo una carriera che l'ha visto indossare le prestigiose maglie (tra le altre) di Lazio e Milan, nonché conquistare il titolo di campione del Mondo nel 2006 con la Nazionale italiana.

“ERRORI TATTICI CLAMOROSI” -
Ci mancherà perché era un istrionico guascone, unico e divertente. Resterà negli annali per alcune “perle”; immortalate immancabilmente al momento giusto nelle condizioni sbagliate, le sue, quelle di un festeggiamento (Mondiali o Scudetto non fa differenza) che lo vede spesso incorrere in “un errore tattico clamoroso” (ipse dixit). A imperitura memoria, primo posto assoluto in classifica, c'è l'intervista in zona mista, medaglia al collo, dopo il trionfo in Germania, dove barcollando farfuglia di boccali di birra lasciati incautamente nello spogliatoio, arrancando di fronte alla fatica linguistica del gestire in un'intervista la (meritata) sbronza da Mondiale appena vinto con l'altra, quella meno prosaica a base di luppolo e malto, e che aveva appena mostrato in mondovisione nel pieno dei suoi effetti. Concederà un bis, qualche anno dopo, il primo Scudetto del Milan di Allegri e quel giro di campo, con il sapone in testa e un tasso etilico nuovamente discutibile, per dimostrare a Galliani di meritare il rinnovo del contratto (peraltro ottenuto).



GLI INCONTRI IN CENTRO A MILANO - Ragazzo gentile, rinomato parrucchiere, sempre ai Mondiali si ricordano infatti le sue gesta anche come coiffeur ufficiale della spedizione azzurra (a Mondiale appena vinto ne farà le spese la chioma delle Ande di Camoranesi). Facile incontrarlo, per chi vive a Milano in zona Moscova, che sia a passeggio con il cane il Largo La Foppa o dalle parti di Viale Pasubio, affabile e un po' cazzaro, mai negato un saluto gentile, modaiolo eppure mai troppo sopra le righe. Il primo ricordo che ho di Massimo Oddo risale alla seconda metà degli anni Novanta, quando da ragazzino affamato di calcio e statistiche il suo essere una giovane promessa rappresentava per me semplicemente il figlio di un allenatore allora in voga fra la bassa serie A e la serie B, quel Francesco Oddo che ha guidato con alterne fortune Reggiana, Salernitana e Avellino. Ma già si capiva, bastava guardarlo giocare, presto avrebbe avuto una carriera tutta sua. L'esordio in B con il Monza (1999) e poi la serie A con il Verona, due anni di cui l'ultimo concluso con l'assurda e folle retrocessione di una squadra che, allenatore Alberto Malesani, aveva in rosa futuri campioni come Sebastian Frey, Mauro Camoranesi, Alberto Gilardino, Adrian Mutu.



MONDIALE E SCUDETTO -
E Massimo Oddo, appunto, che con la retrocessione del Verona nel 2002 si trasferisce alla Lazio dove resterà fino al 2007 e della quale sarà anche capitano e per un certo periodo anche rigorista, cosa che faceva di lui uno dei difensori più ambiti al fantacalcio. Qui arriva il Mondiale e poi il Milan, la Champions League, la Supercoppa europea, la Coppa del Mondo per Club e lo Scudetto, ma non la vera consacrazione in quanto in maglia rossonera non è titolare fisso, tanto che in tre stagioni e mezzo colleziona 80 presenze (di fatto è titolare solo nella prima). In mezzo, un anno al Bayern Monaco, prestito senza essere riscattato; in coda, il prestito al Lecce dove gioca con relativa costanza e chiude da titolare, terzo centrale in una difesa a tre, in una squadra che però a fine anno retrocede. Ora dice di voler fare il dirigente, o l'allenatore. Buona seconda vita, Massimo, e sappi che se capitasse di incontrarti nuovamente in giro per Brera, questa volta sarai “braccato” dalle domande di Intervista Sportiva. Che ti offrirà un aperitivo, chiaramente. Cheers!
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