I 15 gol di questa stagione confermano la consacrazione ad alti livello dell'argentino Palacio, che dopo aver "rifiutato" l'Inter sta tenendo a galla il suo Genoa
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A volte bastano i freddi numeri. Su 37 reti segnate dal Genoa quest'anno, ben 15 portano la firma di Rodrigo Palacio, vale a dire più del 40 % del totale. Se si volesse fare un giochino statistico, si potrebbe andare un poco indietro con gli anni e scoprire che, da quando è al Genoa, questo giocatore trasforma la sua squadra: la media punti con lui in campo è quasi due volte quella di quando è assente. In due parole, giocatore decisivo: come domenica scorsa quando, in una delle sue giornate più grigie, a un passo dal baratro di un'altra sconfitta in casa, è lui a togliere le castagne dal fuoco a Marino con un gol meraviglioso, lasciando sul posto tre giocatori e infilzando Boruc imparabilmente sul palo lontano per un 2-2 che tiene in piedi il Grifone, che barcolla ma non crolla.
LA TRENZA DI JOYA - Questo e altro, come ben sanno quelli che frequentano il Luigi Ferraris di Marassi, è Rodrigo Palacio, attaccante argentino di trent'anni che come tutti i calciatori provenienti dalla steppa ha un soprannome. Anzi due, altro segno che è un tipo un po' speciale: il primo è “La Trenza”, per via di quella (discutibile) treccina lunga che pende dalla sua testa rasata; l'altro è “La Joya”, coniato dai tifosi del Boca Juniors per motivi che non necessitano di traduzione.
IL COLPACCIO DI PREZIOSI JR - Rodrigo Palacio da Bahia Blanca è un giocatore particolare, con quella faccia un po' così e quell'espressione un po' così di quelli che arrivano a Genova dal Boca Juniors; che è come dire cambiare continente senza cambiare città, visto che il quartiere della Boca è stato popolato da emigranti genovesi (e ovviamente, visto il periodo, genoani) a inizio Novecento, i quali hanno fondato il Boca Juniors nel 1905 apponendo sulla maglia la scritta “xeneises”, così per togliere ogni dubbio. Quella faccia un po' così, dicevamo, di chi è arrivato a Genova a raccogliere un'eredità pesante di un altro argentino speciale per i rossoblù, il Principe Milito. Arrivò quasi nel silenzio, Palacio, eppure non era certo un signor nessuno: era la stella della Bombonera, in coppia con Martin Palermo, due titoli nazionali (un Apertura e un Clausura) più una Copa Libertadores (2007) e un mondiale con la nazionale argentina, (anno 2006, una sola presenza) chiuso da fenomeni vecchi e nuovi come Crespo, Tevez e Messi. Fu il giovane Fabrizio Preziosi, narrano i ben informati, a volare a Buenos Aires e portarlo a Genova con un blitz, nonostante il parere inizialmente non favorevole di Gasperini, per soli cinque milioni di euro.