26 Luglio 2013 di Andrea RepossiPersonaggi

Nicolò Bigioni, il calcio tra passione e sacrificio

"Bigio", talento milanese di 25 anni, racconta a IS che emozioni gli dà il mondo del pallone, tra soddisfazioni e rimpianti per quello che poteva essere e non è stato. E una certezza: "Mai senza la palla tra i piedi"
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Foto tratta dal profilo facebook
Nicolò Bigioni, 25 anni, di Milano, una promessa del calcio lombardo, un centrocampista dai piedi buoni, dall'ottima visione di gioco e dall'inserimento in zona gol, regala a IS un'intervista dove parla della sua passione sfrenata: il calcio. Vissuto in prima persona nella sua carriera tra soddisfazioni e rimpianti, "Bigio" ci racconta gli stati d'animo che lo hanno accompagnato finora, dalle delusioni ai sacrifici, fino ad un'esplosione di emozioni che non baratterebbe con nient'altro al mondo.

Allora Nicolò, proviamo a raccontare la tua esperienza. Come parte il tuo percorso nel mondo del calcio?
"Inizio a sei anni a giocare con la maglia del Vighignolo, a Milano. Dopo 4 anni vengo visionato e preso dall'Aldini (nota squadra milanese 'sfornatalenti', ndr): lì rimango 5 anni e faccio tuta la trafila dagli esordienti agli allievi regionali. E' stata un'esperienza bellissima, condita anche dai primi titoli: campione lombardo e vicecampione d'Italia nei giovanissimi e vicecampione lombardo negli allievi".

Poi, la grande occasione. Nell'estate del 2005 chiama il Genoa...però che succede?
"Sì, dopo l'ultimo anno negli allievi in estate ho la possibilità di andare nella Primavera del Genoa appena promosso in Serie A. Purtroppo quella fu anche l'estate della famosa valigetta di Preziosi, delle vicissitudini societarie per le quali i rossoblù sono stati retrocessi. La Primavera venne riorganizzata e sacrificata in favore della Berretti e il mio trasferimento saltò. Il rammarico fu tanto, non ci potevo quasi credere, sembrava tutto fatto...".

Dopo la delusione però non demordi e vieni contattato dal Pavia.
"Sì, ho avuto la fortuna di ripartire subito. Nel pavese ho passato due anni e mezzo, ho disputato un campionato Berretti ad alto livello, e poi in prima squadra un anno di serie C1 e mezzo di serie C2. E' stata un'esperienza importante per me, forse la più importante a livello formativo. Non partivo titolare, ma ho imparato tanto dai miei compagni, alla fine ero un ragazzino e sarò sempre grato al Pavia che mi ha permesso di esordire a 17 anni in serie C1 e di vivere il calcio vero e proprio!"

Però la voglia di giocare è troppa...
"Sì, a quell'età la voglia di scendere in campo titolare è troppo forte. Ho espresso questo desiderio al direttore sportivo. Così nell'ultimo giorno di mercato sono andato in prestito alla Cinisellese per approdare poi a Renate".

Al Renate i continui infortuni non ti permettono di dimostrare il tuo valore.
"Sì è stato indubbiamente il periodo più buio, perchè tra la pubalgia e un brutto infortunio al ginocchio ho saltato in pratica tutto l'anno. Mi mancava il campo, avevo brutti pensieri, anche perchè posso giurare che non è facile in poco tempo passare da giovane talento al dimenticatoio. Ma non ho mai pensato di mollare, semplicemente perchè non saprei stare senza calcio".

Poi finalmente la fine del tunnel, arrivi alla Folgore Verano, e risboccia il talento.
"Sì, riparto dall'Eccellenza con mille stimoli e voglia di dimostrare che gli infortuni sono passati. In questo periodo ho così tanta voglia di giocare che mi 'mangio il campo'. Sono davvero rinato in un ambiente sano, sono qui ormai da cinque anni: due di Eccellenza con due semifinali nazionali e poi 3 anni con la Folgore Caratese (Folgore Verano unita all'US Caratese, ndr) in Serie D".

E qui hai trovato la tua dimensione? O covi ancora la possibilità di salire di categoria?
"Non so se questa sia o meno la mia dimensione, sarei ipocrita a dire che dentro di me non ci sia l'ambizione di fare qualcosa di più e di arrivare a traguardi più alti, soprattutto per come era partita la mia carriera. Però so anche che qui alla Folgore sto bene, gioco e mi sento importante per la squadra. Meglio di così...".

Questa primavera la tua squadra ha disputato un'amichevole contro il Milan. Raccontaci qualche aneddoto.
Si ad aprile abbiamo giocato a Milanello contro il Milan, è stata un'esperienza che ho sempre desiderato fare. Io sono rossonero, e giuro che dormivo a fatica le sere prima perche non vedevo l'ora d giocare contro i miei idoli. Quello che posso dire è che è davvero un altro mondo, un altro calcio. La cosa che più mi ha impressionato è il numero delle persone che compongono lo staff! Incredibile. E poi vedere tanti giovani in squadra, da quelli della mia stessa età a quelli che hanno 19-20 anni e che poi sono gli stessi che la domenica mi fanno sudare sul divano! Ammetto che mi ha fatto un certo effetto".

Quante volte hai maledetto il calcio perchè magari ti costringeva a fare dei sacrifici sulla tua vita sociale. E quante volte l'hai benedetto perchè ti ha dato soddisfazioni personali. Riusciresti a fare un bilancio?
"Lo ammetto, i sacrifici sono tanti, a partire dalla vita sociale. Uno può pensare, a tutti i livelli del calcio, che la vita del giocatore sia una vita mondana. Non è vero, anzi. Quando i tuoi amici escono e tu devi stare a casa o tornare presto, oppure quando i tuoi amici vanno in vacanza ad agosto e tu sei già a sudare sul campo...sono tante le cose, i momenti, i ricordi che perdi e pensi 'Ma chi me lo fa fare?'. Però, di contro, quando vinci una partita, vinci un trofeo, riesci a salvarti o a segnare al 90', tutti questi sacrifici ti passano di mente. Non ci pensi nemmeno, e se ci pensi ti rendi conto che ne è valsa la pena!

Il più grande rimpianto?
"L'unico rimpianto vero che ho è il non aver sfruttato al massimo l'opportunità avuta a Pavia in Serie C. Ero molto giovane, e forse l'ho sottovalutata, presa troppo sotto gamba. A volte penso che non ho dato il massimo e se avessi ora un'occasione del genere di certo farei l'impossibile per non farmela scappare. Certo, a 16-17 anni non si ha la testa che si ha a 25...ma è anche normale".

La più grande soddisfazione?
"Sicuramente l'esordio in Serie C1 a Grosseto. Me lo ricordo come fosse ieri, un'emozione unica!".

Un messaggio ai ragazzi che si apprestano ad entrare nel mondo del calcio con tanti sogni?
"Che il calcio, a qualsiasi livello, è tutta una questione di testa. Arrivati ad un certo punto bisogna decidere cosa si vuole fare, e se si vuole giocare a calcio bisogna accettare compromessi, sacrifici e sudate. Senza questi non si arriva da nessuna parte. Bisogna crederci sempre se è il proprio sogno, e ricordarsi che non è mai troppo tardi per togliersi delle soddisfazioni. Non ci si deve esaltare troppo dopo una bella partita e non ci si deve demoralizzare troppo se le cose vanno male, perche il calcio ribalta tutto da una domenica all'altra. Si passa da asini a campioni e viceversa in men che non si dica. E' anche questo il bello di questo sport, no?".

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