20 Luglio 2013Personaggi

New York mostra i muscoli: Metta World Peace è tornato a casa

L'ex Ron Artest, dopo un pellegrinaggio in Nba fatto di vittorie e stravaganze, firma con i 'suoi' Knicks. Ecco la storia di uno dei cestisti più discussi della Lega
Picture
Foto tratta da foxsports.com
Ci sono due elementi che solitamente permettono a un giocatore di tramandare il proprio nome ai posteri: essere dotato di un grandissimo talento, o avere alle spalle una storia particolare che valga la pena di essere raccontata alle generazioni successive.
Metta World Peace, al secolo Ron William Artest Jr., li possiede entrambi, e con la firma ai New Yorks Knicks di questi giorni torna alle origini del proprio percorso, nella città che lo ha visto muovere i primi passi nel mondo della palla a spicchi a metà degli anni Novanta.

ENTRARE NELLA STORIA DALLA PORTA SBAGLIATA – Nato nel Queens il 13 novembre del 1979, il giovane Artest si fa cestisticamente le ossa fra La Salle Academy High School, il St. John’s College, dove è compagno di squadra di vecchie conoscenze del basket italiano come Bootsy Thornton e Tyrone Grant, e i caldi playground newyorkesi, guadagnandosi gli eloquenti soprannomi di “Tru Warier” e “New World Order”. Nel 1999 arriva il salto in NBA, dove viene scelto col numero 16 dai Chicago Bulls. Le sue cifre sono buone, ma non esaltanti, e due anni e mezzo più tardi viene girato ai Pacers. Nell’Indiana statistiche e impatto crescono notevolmente: viene selezionato come riserva per l’All Star Game 2004 di Los Angeles e vince il premio come miglior difensore della lega nello stesso anno. Dopo le prime sette partite della stagione 2004-05, giocate a 24.6 punti di media, decide di marchiare indelebilmente a fuoco il proprio nome nella storia NBA, scegliendo il modo meno ortodosso possibile. Il 19 novembre 2004 recita il ruolo dell’attore protagonista nella famigerata scazzottata fra giocatori e tifosi al Palace of Auburn Hills di Detroit durante una partita contro i Pistons. Il tutto parte da fallo evitabile (ma non particolarmente violento) dello stesso Artest ai danni di Ben Wallace lanciato a canestro. Il centro dei Pistons però reagisce eccessivamente e si scatena un primo parapiglia. Artest si sdraia in segno di scherno sul tabellone segnapunti e lì rimane per una trentina di secondi, prima di essere colpito da una bibita lanciata da un tifoso sugli spalti. Apriti cielo: l’uomo che un giorno avrebbe fatto World Peace di cognome scatta, scavalca i seggiolini delle tribune a due a due e si avventa sul primo tifoso dei Pistons capitatogli a tiro, menando pugni a destra e a manca. La situazione a quel punto degenera definitivamente, la partita viene sospesa e i giocatori dei Pacers guadagnano a fatica gli spogliatoi proteggendosi invano dal lancio di qualsiasi tipo di oggetto a loro danno. Per l’accaduto vengono sospesi ben nove giocatori, e ad Artest tocca ovviamente la squalifica più lunga: 73 partite, ovvero fino alla fine della regular season, più qualsiasi altro eventuale match di Indiana nel corso dei playoff, per un totale a fine stagione di 86 partite di sospensione, la più lunga squalifica della storia dell’NBA per un incidente sul campo.  Welcome to History, Ron Ron.

UN PO' DI QUIETE DOPO LA TEMPESTA – Terminata la sospensione, l’anno successivo chiede di essere ceduto e la dirigenza dei Pacers lo accontenta, spedendolo a Sacramento, dove gioca per tre anni in relativa e sorprendente tranquillità, anche grazie all’ottimo rapporto con coach Rick Adelman. Nel 2008-09 è ai Rockets, dove ritrova Adelman, mentre l’anno successivo passa ai Los Angeles Lakers, con i quali vince il suo unico anello, giocando una finale di Confercence e delle Finals da protagonista dopo una stagione così così.
“Finirò su una scatola di cereali!!!”, è la prima ed entusiasta dichiarazione rilasciata in sala stampa dopo il trionfo sui Celtics (è usanza in effetti che la squadra campione NBA venga ritratta sulla confezione dei cereali Wheaties…), d’altronde che altro ci si sarebbe potuti aspettare da uno come lui?
Nell’estate 2011 arriva il cambio di nome nel profetico Metta World Peace e tutta l’NBA rimane col fiato sospeso: che Ron Ron abbia finalmente messo la testa a posto? La risposta arriva qualche mese più tardi, quando una violenta gomitata alla tempia di James Harden gli vale l’espulsione immediata e sette gare di sospensione. L’NBA può rilasciare il fiato: Artest è ancora vivo.
Gli anni ai Lakers sono piuttosto complicati: World Peace segna poco, perde il posto in quintetto e accusa un rapporto difficile con i nuovi allenatori del post-Phil Jackson, soprattutto con Mike Brown. Insomma, oltre all’anello del 2010 c’è ben poco altro, e dopo quattro anni in gialloviola i Lakers si avvalgono dell’amnesty clause per sciogliere il suo contratto. “Giocherò nei Los Angeles Kings”, “Giocherò con Yao Ming in Cina”, “Mi ritirerò e giocherò ad hockey, ma prima lavorerò a Saladish (un ristorante specializzato in insalate, nda) a Pasadena, servendo cibo ai tavoli”. Queste le schizofreniche dichiarazioni del giocatore (buon vecchio Ron…) dopo essere stato scaricato. Ovviamente non accade nulla di tutto ciò, perché pochi giorni dopo World Peace firma per la squadra della sua città natale, i Knicks di Mike Woodson e Carmelo Anthony, dove potrà tornare a lottare per l’anello e avere forse di nuovo un posto sulla confezione dei cereali Whaties, prima di mettere la parola fine a una carriera giocata contro tutto e contro tutti.

ONE OF A KIND – “Oggi per potervi gustare tutto Ron aspettate una gara in cui marca un destro e un mancino. Seguitelo: il destro lo attacca con la mano sinistra, tenendo una mano e un braccio direttamente sulla linea visuale di tiro dell’attaccante, quando arriva il mancino inverte automaticamente il tutto. Trovatene più di uno o due che lo facciano”. Queste le parole che Federico Buffa usava qualche anno fa per descrivere World Peace all’interno del suo libro “Black Jesus”. Una cosa è sicura: un giocatore capace di trasmettere tante e tali emozioni, e non per forza legate al fatto di mettere la palla dentro al canestro, non è uno come gli altri. Ecco, trovatene più di uno o due che lo facciano.
Gli Autogol su IS
Iscrivi alla NewsLetter!
Sei una promessa dello sport e nessuno lo sa?

Ti chiamano "fenomeno" ma nessuno ti intervista?

Raccontaci la tua storia, lo faremo noi!
Seguici su...
Ricerca
Facebook
Le foto presenti su "intervistasportiva.com" sono state in parte prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori fossero contrari alla pubblicazione non avranno che da segnalarlo a redazione@intervistasportiva.com e provvederemo prontamente alla rimozione.
The pictures on "intervistasportiva.com" are taken in part from the web, and thus considered to be public. If the subjects or the authors disagree with the publication. They can report that to redazione@intervistasportiva.com. We will promptly remove them.


Licenza Creative Commons
Questa opera è distribuita con licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Italia.