15 Ottobre 2013 di Maurizio MaiocchiNazionali

Che differenza c'è tra questa e l'Italia del 2006?

Analizziamo le differenze tra la squadra di Prandelli e quella di Lippi che vinse il Mondiale. Da un gruppo solido con nessuna stella a Balotelli più una serie di comprimari
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Foto tratta da www.befan.it
Alzi la mano chi, ad oggi, è convinto che l'Italia possa vincere il mondiale in Brasile. Al di là delle scaramanzie e dei sogni, ci viene davvero difficile credere che la nazionale di Prandelli possa veramente arrivare fino in fondo la prossima estate. Se facessimo un'analisi puramente sulla carta, ci sono almeno 3 formazioni che sono nettamente superiori agli azzurri: Brasile, Spagna e Germania. Le prime due le abbiamo viste in azione all'ultima Confederation Cup, anche se la Roja è sempre meno corazzata rispetto a quella ammirata negli ultimi 5 anni; per quanto riguarda i tedeschi invece, considerato l'organico a disposizione ed il gioco espresso, è impossibile non metterli tra le favorite. Ma si sa, in tutte le competizioni (e nel Mondiale in particolar modo, essendo una torneo molto corto) conta sopratutto il campo: le motivazioni, lo stato di forma, un gruppo unito... . D'altra parte anche la Nazionale di Lippi, quella che trionfò nel 2006, non era assolutamente tra le favorite per la vittoria finale, anzi. E allora la domanda è: cosa manca a questa squadra rispetto a quella di 7 anni fa?

UNA VOLTA C'ERA GROSSO... - Tralasciando l'incredibile momento di forma di alcuni giocatori di allora (Fabio Grosso su tutti), da un punto di vista della rosa, probabilmente gli azzurri di Germania erano leggermente superiori, specie in fase difensiva, dove questa Italia sembra concedere un po' troppo. La differenza maggiore è che l'Italia di allora non aveva una stella vera e propria, un solista da cui aspettarsi la giocata da un momento all'altro; certo, c'erano grandissimi campioni sia in campo che pronti a subentrare: Totti, Cannavaro, Pirlo, Del Piero... ma quando al tempo si pensava alla Nazionale non saltava subito alla mente un nome specifico tra questi; la forza di quella squadra era il collettivo, un insieme di grandi calciatori che giocavano tutti per lo stesso obiettivo. 

BALOTELLI PUNTO DI RIFERIMENTO - Oggi invece si punta più sui singoli e la stella indiscussa, nel bene e nel male, è Mario Balotelli: da lui ci si aspetta il guizzo, è lui che è stato eletto trascinatore ed elemento più forte e rappresentativo. Insomma, senza la presenza in campo del milanista e senza la buona forma dello stesso Pirlo che però andrà per i 35 anni, questa Nazionale sembra perdere davvero molto. Sembra eccessivo mettere sulle spalle di Balotelli tutto il destino della squadra, oltre all'enorme pressione mediatica a cui è soggetto (anche se non ha mai fatto nulla per non essere sempre al centro dell'attenzione.). Troppe attenzioni e troppe responsabilità per un giocatore che non ha ancora dimostrato di avere la testa ed il carisma per essere simbolo e trascinatore di una squadra che punta tutto su questi pochi fuoriclasse. E molto spesso le squadre che puntavano sui singoli non hanno vinto la coppa alla fine.

DUBBI - In conclusione, i vincitori del mondiale del 2006 erano un gruppo unito, dove non c'erano giocatori del Milan, della Juve o dell'Inter, ma c'erano i giocatori dell'Italia; adesso il destino di questa squadra sembra passare dai piedi di pochi campioni, contornati da ottimi e buoni giocatori, ma che non possono essere decisivi da soli. Solo a Giugno, in Brasile, avremo una risposta chiara ai tanti dubbi che questa Nazionale fa sorgere.
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