13 Gennaio 2012FA Cup

FA Cup, la coppa delle meraviglie

L'impresa di Di Canio e il suo Swindon Town e il 227esimo gol di Thierry Henry con l'Arsenal la sera del suo ritorno nel club. Ecco l'ennesima magia del trofeo calcistico più antico al mondo
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Di Canio - Henry
Swindown. Londra. Poco più di 100 km di distanza. Arrivano da queste due città due storie diametralmente opposte ma sostanzialmente uguali perché a legarle infondo c’è la magia di un trofeo, il più antico nella nobile arte del pallone, che ogni anno regala almeno una favola degna di essere riportata. Quest’anno, Paolo Di Canio e il suo Swindon Town e Thierry Henry e il suo Arsenal, ne hanno regalate due in un solo turno.

QUARTA LEGA, STADIO SEMPRE ESAURITO – Essere una figura carismatica in Inghilterra è assai diverso che esserlo nel nostro Paese. Paolo Di Canio, spiace dirlo, è stato un idolo per i tifosi laziali più per quanto fatto intorno al campo che dentro. Ed è un vero peccato, perché la classe cristallina del romano e il suo strepitoso carisma sul campo, hanno fatto breccia del cuore dei tifosi del West Ham che ancora lo venerano come idolo e non solo per la sua fedeltà a quei colori. Ma non solo. In quel carisma ci aveva visto lungo Jeremy Wray, chairman dello Swindon Town che in estate dopo la retrocessione dalla League One alla League Two – quarta divisione inglese, per intenderci la nostra vecchia C2 dove Di Canio ha chiuso la carriera da giocatore con la Cisco Roma – ha chiamato in Italia per contattare un signore che passava le domeniche pomeriggio negli studi di Mediaset a commentare le partite. Dopo aver perso 7 sui primi tredici ed essere finito su skysportnews per QUESTO VIDEO, Di Canio infila una striscia di 15 partite consecutive senza sconfitte, riporta lo Swindon in zona playoff ma soprattutto elimina il Wigan dalla coppa si Sua Mestà e porta la gente del County Ground al quarto turno. Ad attenderli una squadra di Championship: Nottingham Forest o Leicester. Un miracolo dettato dal duro lavoro, dalla pazienza nel saper aspettare, da una passione che lega squadra e territorio in un connubio inscindibile che si manifesta ogni domenica in uno stadio spesso tutto esaurito e, naturalmente, nella magia di una formula unica al mondo.

OLTRE LA LEGGENDA
- Puntando dritto a Est da Swindown si arriva in poco più di un’ora e mezza a Londra. Qui c’è la storia di un uomo al quale, già prima di questo gol, avevano dedicato una statua. Sì perché Thierry Henry è stato cannoniere principe di quell’Arsenal che a inizio millennio è stato capace di frantumare il record di imbattibilità del leggendario Nottingham Forest. Un mito che dopo aver vinto (quasi) tutto aveva scelto nuovi stimoli, prima la Spagna e poi come per tutte le superstar una chiusura in luogo dove il football si gioca con le mani e una palla ovale. Duecentoventisei. Questo il numero di gol nell’Arsenal scritto proprio su quel tributo che la società gli aveva fatto inaugurare qualche mese fa fuori dal nuovo stadio. Poi le coincidenze della vita, la fiammata, il ritorno, il contratto firmato in fretta e furia con l’amico Wenger, una partita di quella famosa competizione magica, 10 minuti sul prato poco lontano dal vecchio Highbury, e una statua da modificare. 227. Arsenal al quarto turno. Ma qui le mie battute sono inutili. Per capire, basta ascoltare...
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