12 Maggio 2012Europa League

Europa League: Athletic, la sconfitta di un popolo

In finale contro l'Atletico si ferma la cavalcata dei baschi, che fanno più clamore degli stessi vincitori, per le loro lacrime e la loro disperazione corale: orgoglio di un popolo
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Foto tratta da www.generazioneditalenti.com
Partiamo dalla fine. Dalle lacrime. Quelle dei tifosi e giocatori dell'Athletic. La squadra dell'orgoglio basco, quella che dopo 35 anni era tornata a giocarsi la finale di un titolo continentale. Lo stesso del 1977, la Coppa Uefa. A interrompere i sogni di gloria dei Leones quella volta fu la Juventus di Bettega e Tardelli. Ora il torneo si chiama Europa League perché è più cool ma non è questo il momento di stare a sottilizzare. Perché mercoledì 9 maggio 2012 si è consumato un vero e proprio dramma sportivo.

L'ATHLETIC HA PERSO, 3-0 SECCO -
E oltre ad essere la finale era anche un derby. Poche recriminazioni, l'Atletico Madrid, trascinato da uno stratosferico Radamel Falcao (il bomber di questo torneo: secondo trionfo consecutivo con due squadre diverse, tre gol in due finali, 30 complessivi) ha giocato meglio e vinto con pieno merito. Tutto normale, è una finale, c'è chi vince e c'è chi perde, c'è chi esulta e chi si abbatte. Vero, ma fino a un certo punto. A Bucarest erano in lacrime tutti i giocatori del Bilbao. Tutti, nessuno escluso. Hanno pianto insieme ai loro tifosi, letteralmente distrutti, annichiliti da una sconfitta così perentoria. Perché c'è una cosa che accomuna tifosi e giocatori: sono tutti baschi. E sapevano benissimo cosa voleva dire quella partita, quella finale, quella vittoria sognata, bramata e dissoltasi sotto i colpi impietosi di un cecchino colombiano. Quelle lacrime, su cui la regia internazionale ha indugiato a lungo, paradossalmente quasi di più rispetto alle scene di giubilo dei vincitori, sono diventate il simbolo di un intero popolo ferito e sconfitto. Ma non domo. Quello mai. Nel momento più duro a prendere la parola è stato Julen Guerrero, un'istituzione in Biscaglia. Uno, per dire, che la maglia zurigorriak l'ha vestita oltre 300 volte: «Io credo che l'Athletic oggi ha vinto un titolo. Perché è una grande vittoria aver dimostrato alle nuove generazioni che si può competere ad alti livelli e conquistare trofei attraverso una filosofia diversa da quella di tutti gli altri club a cui noi restiamo fedeli».

NON E' FINITA -
In ogni caso la strepitosa stagione dei Leones non è finita al National. C'è una Coppa del Re da conquistare. La sfida al super Barça di Messi e Guardiola è improba ma l'Athletic del Loco Bielsa (resterà?) ha tutto per farcela.

AL CALDERON -
Si giocherà, ironia del destino, al “Vicente Calderon” di Madrid, la tana dell'Atletico, la squadra che mercoledì sera ha spazzato via il sogno basco. Due squadre, Athletic e Atletico, i cui destini sono irrimediabilmente incrociati. I colchoneros devono nome e colori sociali proprio in omaggio ai fratelli maggiori di Vizcaya. A fondare la squadra furono infatti proprio degli studenti baschi emigrati nella capitale. Poi la storia ha fatto il suo corso. Ma ogni tanto ritorna. Due finali, una bruciante sconfitta, il possibile riscatto in casa dei "vecchi cugini". Tutto in pochi giorni. La corsa dell'Athletic non è ancora finita.
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