26 Aprile 2012Bundesliga

Bundes: il buono, il brutto & il cattivo

In Germania è già tempo di bilanci. Borussia Dortmund al secondo 'schale' consecutivo mentre Kaiserslautern già in Bundes II. Con Max Cristina scopriamo che annata è stata
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Foto tratta da perlbal.hi-pi.com
A due giornate dalla fine sono arrivati i primi verdetti ufficiali: Meisterschale al Borussia Dortmund, secondo di fila e ottavo in bacheca, e Kaiserslautern retrocesso a far posto al ritorno tra i grandi dell’Eintracht Frankfurt. Spulciando la classifica però a restare in bilico è solo il posto per il playout salvezza da giocarsi con la terza della Bundesliga II. Il Bayern è secondo e in finale di Champions, Schalke 04 e Borussia Moenchengladbach si giocano terzo e quarto posto che comunque vuol dire massima competizione europea, mentre Stoccarda e Leverkusen hanno un piede e mezzo in Europa League. Colonia e Hertha Berlino si giocano il terz’ultimo posto, lì ci sarà da vederne delle belle. Intanto, a centottanta minuti dalla fine, è già tempo di bilanci. I buoni, i brutti e i cattivi di Bundesliga.

I BUONI - Parlando di bontà, intesa come qualità o sorpresa positiva, è impossibile non partire dal Borussia Dortmund. Una conferma forse anche inaspettata ma sicuramente piacevole. I gialloneri, e quindi Juergen Klopp, hanno trionfato nonostante un’età media quasi da liceo. Una gioventù terribile che ha distrutto il Bayern Monaco battendolo all’andata e al ritorno. Un turbo diesel capace di prendere di velocità in inverno dopo la partenza tra qualche borbottio di troppo. I meriti di Klopp sono innegabili. Il gioco, i risultati, la costanza. E il saper valorizzare i giovani amalgamandoli con qualche vecchio volpone, ma nemmeno troppi. Gotze con Lewandowski, Perisic con l’Oliver Hutton Kagawa, poi Hummels, Grosskreutz… e andremmo avanti tanto. Tanti applausi per loro e fiumi di birra per festeggiare. Tra i buoni però finiscono anche il Borussia Moenchengladbach, Klaas Jan Huntelaar e Harnik dello Stoccarda. Il Gladbach torna nell’Europa che conta dopo aver rischiato per anni la retrocessione. Il miracolo è targato Lucien Favre con i volti acqua e sapone di Marco Reus e Marc Andrè Ter Stegen. Gioco spettacolare fino a marzo poi il rallentamento fisiologico che non compromette un anno magico. Il bambino Huntelaar invece, dopo essersi perso tra le vie di Madrid e Milano, si ritrova eccome a Gelsenkirchen. Una macchina da gol da numeri impressionanti. Non troppo per i compagni che lo dimenticano allo stadio, ma comunque buoni per una stagione da vertice e in vista degli Europei. A proposito di questo la sorpresa è Harnik. L’attaccante austriaco ha firmato la mega rimonta dello Stoccarda nel finale di stagione, sarà protagonista in Polonia e Ucraina.

I BRUTTI
- Ovvero quelli che avrebbero voluto ma non hanno potuto, sono essenzialmente due. Il Bayer Leverkusen e Arjen Robben. Partiamo dalle Aspirine. La Champions League ha svuotato completamente il serbatoio dei rossoneri. Una squadra privata di Vidal e allo stesso tempo di un’anima combattiva. Le sette reti subìte a Barcellona, con annessa figuraccia, hanno demolito un’autostima già fragile per la squadra finita in mano a Hyypia per evitare il tracollo totale. Un’altra delusione, un’Europa League raggiunta per un pelo e grazie anche alle frenate degli altri. Un’annata deludente per una squadra che avrebbe dovuto e potuto dare di più. Stessa cosa per Robben. Un fenomeno, sì, terribilmente decisivo in negativo però quando è contato. Il rigore sbagliato e il tap-in da pochi passi mandato alto da un metro contro il Borussia Dortmund nel match clou per il Meisterschale. Un fardello spazzato via dalla Champions, forse, ma spinta decisiva nella riconferma del Dortmund davanti a tutti. Testa all’Europeo anche per lui? Forse. O forse alla Champions. Ha deluso anche lui, comunque.

I CATTIVI
- Ovvero le delusioni stagionali di Bundesliga, passano da Berlino e si fermano a Brema. L’Hertha, al ritorno nella massima serie, parte bene ma crolla nel finale. Cambia allenatori come fossero noccioline e sprofonda. La permanenza in Bundes non è ancora perduta ma la facciona di Rehhagel non è mai stata così attapirata. Il gioco non c’è, e non è una novità per l’eroe di Grecia, ma dalle parti del Reichstag non è arrivata nemmeno la svolta richiesta. Si è salvato invece l’Amburgo, ma non con tranquillità, e questo non era l’obiettivo iniziale. Le imbarcate prese in campionato hanno fatto temere il peggio ai tifosi ma alla fine ne è uscito un anonimo campionato di bassa classifica. Troppo poco per una squadra dal passato comunque glorioso. Fasti del recente passato che non fanno parte nemmeno del Werder Brema. La squadra di Arnautovic è ormai una realtà anonima del calcio tedesco, capace di far notizia più per i paragoni rigoristici con la Juventus (loro però si sono fermati a zero) e i gol presi a grappoli, che per i risultati sul campo. Delusioni continue per grandi decadute che non sanno rialzarsi, purtroppo. Ma non si può avere tutto e anche in Germania c’è chi piange.
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