22 Aprile 2017 di Fabio SacchiNba

Perché i Golden State Warriors possono vincere il titolo Nba

Resa dei conti in Nba: i playoff sono iniziati e Golden State vuole rifarsi dopo la bruciante sconfitta in gara 7 della scorsa stagione con Cleveland. Attacco brillante e il jolly Green, questi le chiavi di Kerr
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Foto tratta da nbapassion.com
I Warriors vinceranno il titolo dopo essersi ulteriormente rinforzati con l'arrivo di Kevin Durant? Questo l'enigma che nell'ambiente mormora dalla scorsa estate. Al momento, anche ai playoff, Golden State vince e convince. All’inizio della stagione (soprattutto dopo la sconfitta con gli Spurs, il 26 ottobre in casa di 29 punti) molti addetti ai lavori avevano trovato “azzardata” la mossa di inserire una nuova prima donna come Kevin Durant in un team che l’anno prima aveva girato a meraviglia. Steve Kerr invece, ancora una volta, è riuscito a smentire tutti e il “35” si è subito integrato, risultando un prezioso jolly per la squadra, specialmente per la capacità di ricoprire anche lo spot di numero quattro, utile per allargare il campo a tiratori quali Curry e Thompson. Non a caso in questa stagione il quintetto che ha reso meglio per Golden State è quello con Iguodala da ala piccola, Durant da ala forte (migliore in squadra per rimbalzi con 8,3 per gara) e il tuttofare Draymond Green da centro. 

TAGLI, POST BASSO E TIRATORI- L’attacco di Golden State è una macchina perfetta che si fonda su giochi basilari della pallacanestro: post basso, tagli a canestro e tiro da tre punti(ormai sempre più perno di ogni sistema di gioco). La palla a inizio azione finisce spesso in post basso, senza che però il primo attacco arrivi direttamente da quella posizione. Si appoggiano al pivot per poi bloccare sul lato debole favorendo l’uscita dei tiratori (mortiferi), i quali svolgono un grande lavoro per prepararsi all’uscita dai blocchi stessi, pronti per tirare (su tutti Klay Thompson è il migliore per velocità, pulizia nel movimento ed esecuzione). Oltre a tutto questo, vengono anche effettuati tagli a canestro senza palla sia dal lato forte sia dallo stesso lato debole, che aprono la “scatola” della difesa avversaria risultando spesso vincenti. In fase offensiva dunque più che di schemi, questa squadra vive di letture e creatività. Molto usato è il pick and roll fra Curry e il centro della situazione, che può essere Pachulia, McGee o Green. Questa soluzione è manna nei momenti decisivi delle partite, quando, come detto, coach Kerr si affida al quintetto piccolo: ogni giocatore in campo sa colpire da oltre l’arco e per Curry è più facile sfornare assist. Anche il contropiede è un’arma pungente per i Warriors, che conducono la loro veloce transizione offensiva a canestro con un tiro da tre punti di Curry o Thompson oppure una schiacciata di Durant. 

LA DIFESA E DRAYMOND - Ma come si sa un ottimo attacco (primo per punti segnati a partita in regular season) nasce da una buona difesa. E i Warriors hanno perso solo 15 partite. L’uomo chiave è in questo caso è Draymond Green, equilibratore della squadra. Come si è potuto notare nelle prime due gare con Portland, oltre ad essere un ottimo rimbalzista e stoppatore è vitale per i suoi aiuti difensivi. Quest’ultima peculiarità permette di “oscurare” i limiti difensivi di Curry, il quale può concedersi anche degli errori. Green riesce a contenere anche le penetrazioni dei play avversari. Insieme a lui, altri ottimi difensori come Iguodala (memorabili le sue prestazioni per contenere Lebron James nel 2015) e Klay Thompson, che difende sempre sulle migliori point guard avversarie. 


Dunque, detto questo: qual è il vero punto debole di questa squadra?
Non lo è stata l’assenza di Durant (escluse le prime 3 partite), non percepita. Tanto che i Warriors sono riusciti a vincere 13 partite di fila e senza di lui hanno avuto un record di 15-4 nel periodo più decisivo e duro della stagione. Un problema che potrebbe diventare realtà è la panchina “corta”: Iguodala è uno dei migliori sesti uomini della Lega, ma fatta eccezione per lui e Livingston, non ci sono molte alternative. Oppure anche la mancanza di centri di qualità: Zaza Pachulia non è una sicurezza ed è molto macchinoso nei movimenti e JaVale McGee, per quanto atletico sia, spesso commette errori banali. Proprio per questo Kerr si affida negli ultimi minuti delle partite al quintetto piccolo sopra citato. Queste piccole e possibili crepe sono ben mascherate dalle capacità dei camponissimi presenti nel roster e nonostante le critiche di inizio anno aver finito la stagione regolare con il miglior record dell’intera Nba dà a loro ragione. La strada per la conquista dell’anello è lunga e la sconfitta dello scorso anno ha sicuramente insegnato qualcosa. Questi Golden State Warriors sono, con pochi dubbi, i candidati principali al titolo in questa stagione... se arriveranno in fondo con i big sani

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