27 Marzo 2013 di Giacomo LamborizioSci

Sci alpino 2012-2013: il pagellone

Da Tina Maze e Ted Ligety, numeri uno al femminile e al maschile della stagione sulle neve, fino alla sfortunata Lindsey Vonn e al una ritrovata Valanga Azzurra
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Foto tratta da www.skiresorts-test.com
Si è chiusa lo scorso weekend la stagione di Sci alpino con le finali di Lenzerheide, tormentate dalla nebbia, che hanno visto Marcel Hirscher e Tina Maze alzare al cielo l’agognata coppona di cristallo. Una stagione per molti versi indimenticabile, noi ci divertiamo a dare i voti ai suoi protagonisti. 

TINA MAZE 10 – Pochi aggettivi per la sua stagione: impressionante, storica, mostruosa. La slovena fa incetta di podi e vince in tutte le specialità, polverizza il record di punti in coppa, doppiando la più diretta inseguitrice, porta a casa tre medaglie ai Mondiali e due coppe di specialità (andando vicinissima a un epocale en-plein). È seguita da uno staff tecnico tutto italiano. La consacrazione di un talento unico, manca la lode solo per le assenze della grande rivale Lindsey Vonn, l’unica parsa in grado di contrastarla quando presente.

TED LIGETY 10 – Lo spettacolo migliore dell’anno? I giganti di Ted. La sua prima manche sulla Gran Risa resterà nella storia della specialità, stravince la classifica di specialità mettendo in riga un Hirscher in forma smagliante e un Pinturault che sta completando il cursus honorum verso il dominio. Lui intanto si diverte come un matto, ridefinisce il concetto di slalom gigante e si issa nell’Olimpo dei grandissimi di ogni epoca con i tre ori al mondiale di Schladming: gigante, super-G e combinata. 

MARCEL HIRSCHER 9 – Seconda coppa generale consecutiva per il prodigio austriaco, che riesce a bissare un’impresa riuscita a pochissimi e solo una volta prima di lui (Tomba, Alphand): vincere la Coppa del Mondo gareggiando in sole due discipline. In slalom è stato irreale vederlo scendere sempre al limite senza mai incorrere nell’errore, rimontando spesso con seconde manche mostruose che ricordavano i migliori momenti di Alberto Tomba. Perché non dieci? Perché ha avuto in dono dal calendario 11 slalom contro i soli 5 super-G a disposizione di Svindal per insidiarlo. 

AKSEL LUND SVINDAL 9 – Il grande norvegese ci prova fino alla fine ma tra il calendario, la durissima concorrenza azzurra in discesa e le prove veloci annullate nelle finali deve accontentarsi. Lo fa dominando in Super-G (quattro vittorie e un secondo posto), portando a casa entrambe le coppe di velocità, bissando l’oro mondiale in discesa e superando nella classifica dei plurivincitori di coppa l’immenso connazionale Lasse Kjus.

L’ITALIA VELOCE 9 – Dati per “morti” un anno fa, ora sono il traino del movimento: Innerhofer, Paris, Marsaglia, Heel hanno regalato all’Italia una stagione senza precedenti: sei vittorie in coppa, tra cui tutte e cinque le “classiche monumento” della discesa libera: Bormio, Wengen, Kitzbuehel, Beaver Creek, Garmisch,. Menzione d’onore per Dominik Paris che a 24 anni sale sul podio mondiale e diventa il primo azzurro a trionfare sulla Streif di Kitzbuehel, un successo che vale una carriera. A un anno dall’Olimpiade il vero wunderteam è azzurro. 

MIKAELA SHIFFRIN 9 – Fluorescent adolescent, come cantavano gli Arctic Monkeys. Da minorenne l’americana è la nuova regina dello slalom, in cui unisce le corone dell’oro mondiale e della coppa del mondo, e promette sfracelli per gli anni a venire. 

NADIA FANCHINI 8 – Eroica a riemergere da due anni di inattività in cui ha rotto tre crociati con una stagione solidissima in gigante e con una promettente rieducazione alla velocità che le ha dato in dote quell’incredibile argento mondiale in discesa che ci ha commosso tutti. Ha solo 27 anni, è un talento come ne nasce uno a decennio, le auguriamo una seconda parte di carriera all’altezza dei suoi sacrifici. 

LINDSEY VONN 7 – Stagione da archiviare in fretta per la regina dello sci, brutalmente detronizzata dalla famelica Maze e da un terribile incidente nel super-G mondiale. Auguri di pronta guarigione per una prossima stagione che speriamo più equilibrata e incerta grazie a lei. Intanto si consola con la coppa di discesa vinta per un punto grazie all’annullamento dell’ultima prova, con la soddisfazione di vincere a sorpresa il gigante di Maribor davanti la non troppo amata rivale padrona di casa e sganciando la bomba mediatica della sua relazione con Tiger Woods proprio l’indomani dell’incoronazione di Tina. L’anno prossimo ne vedremo delle belle. 

L’ITALIA “TECNICA” 5 – Vale l’inverso del discorso fatto per i velocisti. Preoccupante involuzione, insufficienti nonostante la grande stagione di Manfred Moelgg (8), che non sarà un vincente ma torna continuo ed efficace in gigante e slalom, con due podi e la terza medaglia mondiale (la prima in gigante) di una carriera meravigliosa pur se povera di vittorie. Male tutti gli altri con Blardone di nuovo ostaggio dei suoi fantasmi e di nuovi sci che non ha mai capito, Deville in slalom era atteso a lottare per la coppa di specialità e non si è mai visto, Gross e Razzoli solo a sprazzi hanno mostrato quel che valgono per vanificare sempre tutto in seconde manche orribili. Un’estate di durissimo lavoro è d’obbligo in vista dell’anno olimpico.

L’ITALIA ROSA 5 – Un voto in più solo per gli infortuni che hanno fermato molte delle nostre punte di diamante, soprattutto Federica Brignone, ma anche Manuela Moelgg, Johanna Schnarf, Irene Curtoni. L’unico podio lo agguanta Dada Merighetti (6) che è sempre stata velocissima ma ancora una volta ha spesso sprecato tutto con errori incredibili per una veterana come lei, purtroppo ormai sono la cifra della sua carriera. La speranza per il futuro resta però intatta. Sperando che guarisca la Brignone Elena Curtoni, Sofia Goggia e Lisa Agerer sono giovanissimi talenti polivalenti che hanno per ora grattato solo la superficie del loro potenziale. Obbligatorio non fare più errori nella loro gestione tecnica. 

GUNTHER HUJARA 2 – Il grande capo della Fis è un autocrate che va dritto per la sua strada e ha una sola parola. Imperdonabile la gestione di alcune gare, disputate a ogni costo e che sono costate gravissimi infortuni a monumenti come la Vonn e Klaus Kroell. Un calendario impiccato in troppo poco tempo per uno sport ostaggio del meteo, i pochi super-G in favore dei paralleli, l’inutile team event delle finali disputato dopo aver cancellato quattro gare decisive. Successe lo stesso nel 2010 quando la Riesch vinse quasi a tavolino la Coppa assoluta per l’annullamento delle gare veloci. Nel 2010 le finali dov’erano? A Lenzerheide, come quest’anno… nel 2014 dove saranno? Lenzerheide. Com’era quella storia sul diavolo e il perseverare…? 
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