20 Febbraio 2013 di Giacomo LamborizioSci

Schladming: un grande Mondiale, nonostante tutto

Un'inizio critico, calendario e tempi troppo stretti per un evento di tale portata, ma alla fine ne è uscito un discreto spettacolo
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Foto tratta da www.sportzoo.it
Se chi ben comincia è a metà dell’opera questa volta il Mondiale di sci ha dovuto fare i salti mortali per far dimenticare l’inizio choc del super-G femminile. La gara è stata posticipata un numero incredibile di volte a causa della nebbia, uno stillicidio di partenze rimandate che ha tenuto le atlete al via senza sapere se e quando avrebbero potuto scendere per più di tre ore. Disputare la gara a tutti i costi è stato l’imperativo del gran capo Gunther Hujara e dell’organizzazione, afflitta da un calendario ancora una volta troppo compresso per un evento del genere. La gara si è disputata alla fine nel pomeriggio, permettendo solo alle prime 37 atlete di scendere in condizioni di luce sufficienti (escludendo quindi dalla gara i carneadi di tutto il mondo) su neve decisamente molle. Non proprio una novità, ma la gara ha visto tante uscite ed è stata funestata dal terribile infortunio di Lindsey Vonn, il simbolo dello sci femminile si è afflosciata su se stessa dopo un salto, con la gamba destra affondata nella neve e il ginocchio in frantumi. Al di là dello stucchevole sciovinismo anti austriaco di certi commentatori (le voci Rai per lo sci femminile sono braccia rubate all’agricoltura), che sarebbero stati meno indignati in caso di infortunio di un’atleta meno da copertina, è chiaro che va ripensato il calendario e la gestione di situazioni al limite. Scandalosa è stata la serie di rinvii che hanno minato la concentrazione delle atlete (tutte convinte che la gara non si dovesse disputare ma prive di peso decisionale), problema risolvibile allungando la durata dell’evento e spostandolo un mese prima, quando è più raro trovare condizioni di neve molle per il caldo. Ma ancora una volta il peso di sponsor e televisioni è stato un ostacolo insormontabile.

TED GOD –Per fortuna nelle gare successive il tempo è stato clemente e il fondo duro e compatto, ideale per gare dalle condizioni uniformi e altamente spettacolari. Uomo copertina è stato un divino Ted Ligety, primo uomo a vincere tre medaglie d’oro ai Mondiali dal 1968. Il dominatore del gigante ha coronato con l’atteso trionfo nella sua gara il mondiale, ma è stato clamoroso vincitore del super-G (dove era già andato a podio ma mai primo) e nella supercombinata, dove è stato competitivo al massimo in discesa e poi ordinato ed efficace nel difficile slalom, rintuzzando senza problemi la rimonta di Kostelic (troppo in controllo). Personaggio sui generis, massimo esponente della filosofia dello “ski for fun”, aria da hippie e maestro di tecnica, ha raggiunto la consacrazione assoluta che lo consegna di diritto alla storia di questo sport.

ITALIA TRA CONFERME E SPERANZE –Bissare le sei medaglie di Garmisch sarebbe stato un sogno per l’Italia, fattibile vista la forma straordinaria dei velocisti maschili che hanno visto però un Innerhofer opaco nelle sue gare e sfortunato in combinata, uscito mentre stava mettendo insieme una prova da medaglia. Dominik Paris si conferma con l’argento in discesa il più continuo dei nostri velocisti e rinnova la sfida a Svindal (oro in discesa) per una storica coppa di specialità. Nella gare tecniche la fiche più sicura era Manfred Moellg che ha portato a casa un grande bronzo in gigante, confermandosi tra i migliori in una disciplina dal pronostico chiuso vista la superiorità di Ligety e Hirscher. Ha inforcato in slalom quando era in piena corsa per il podio, ma resta il migliore azzurro nelle prove tecniche. Controprestazioni invece dagli altri slalomisti, troppo alterni in stagione, e da Blardone che non ha mai davvero convinto in stagione e ha “compiuto” il decimo grande evento senza medaglie della carriera, per uno specialista del gigante tra i migliori della sua generazione, una statistica che pesa come un macigno. Dalle ragazze non ci si aspettava quasi nulla vista l’opaca stagione ed invece è arrivata la meravigliosa sorpresa dell’argento di Nadia Fanchini in discesa. Speriamo possa essere il viatico a una seconda parte di carriera ricca di successi e priva di infortuni per una delle sciatrici più talentuose e sfortunate del circo bianco, tornata sul podio dopo tre anni e tre legamenti crociati rotti. E poi che dire di Sofia Goggia, scommessa vinta dai tecnici che l’hanno convocata nonostante abbia sciato quest’anno solo in Coppa Europa (dove è seconda nella generale) che con l’incoscienza dei vent’anni ha sfiorato un clamoroso podio in super-G ? Si è guadagnata l’incoronazione a nuova grande speranza dello sci femminile italiano.

FESTA AUSTRIACA? –Dopo i problemi dell’esordio il mondiale austriaco è stato un successo. Il pubblico oceanico raccolto nel catino della Planai era atteso ed è arrivato, peccato che gli idoli di casa abbiano risposto con prestazioni deludenti (otto medaglie per il wunderteam, che si sente sempre razza padrona dello sci mondiale, possono essere poche), visto che l’unico oro individuale è arrivato, scontato, da Hirscher in slalom, mentre la velocità ha deluso come nel resto della stagione. Le piste erano preparate benissimo, varie e impegnative per tutte le discipline, soprattutto la Streicher su cui hanno corso le donne è una delle più spettacolari viste quest’anno (slalom a parte, troppo poca pendenza). Un successo quasi perfetto per la macchina organizzativa. Appuntamento a Vail e Beaver Creek, Colorado, fra due anni. 
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