23 Luglio 2015 di Dario BuzzoniFormula 1

Arrivederci, Jules

A soli 24 anni ci ha lasciati uno dei piloti più promettenti della Formula 1, dopo un lungo periodo di coma a seguito dell'incidente avvenuto a Suzuka in ottobre: il nostro omaggio a Jules Bianchi
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Jules Bianchi, pilota di Formula 1 (dal web)
Ti devo chiedere scusa, ragazzo.
So che come inizio non è il massimo ma mi sembra doveroso, visto che in questi giorni chiunque ha scritto e detto qualsiasi cosa sulla tua storia, probabilmente ti sembrerò l’ennesimo rompiballe che non ti lascia stare in pace, se così ti sembra perdonami. Ma da tifoso e appassionato, ho questo groppo in gola che non va giù da qualche giorno, questo mio saluto ti sembrerà uno sfogo di puro egoismo e forse lo è. Il fatto è che la tua vicenda è come un pugno nello stomaco ben assestato, non lascia danni permanenti e dopo un po’ ti passa il dolore, ma intanto fa un gran male.

IL FATTO è che tutto il motorsport è e sarà sempre pericoloso, non può essere altrimenti viste le velocità che voi piloti affrontate in ogni gara, e come tutti i tuoi colleghi anche tu ne eri consapevole. Ma non accadde nulla di così estremo da quel week end drammatico e surreale di ventun anni fa (Imola ’94), con l’incidente di Barrichello (vivo per miracolo) nelle prove di venerdì, le morti di Ratzenberger sabato e Senna domenica, i meccanici feriti nella corsia box durante la gara: fu l’ultimo episodio di incidenti mortali in Formula 1. Ventun anni che sembrano dividere due epoche, invece era solo l’altro ieri o poco più. Negli anni scorsi alcuni tuoi colleghi sono usciti illesi o solo feriti da incidenti incredibili (Robert Kubica nel 2007 in Canada, Felipe Massa nel 2009 in Ungheria), e questo sembrava dimostrare che la sicurezza aveva fatto passi da gigante, che aveva vinto, vi aveva resi sicuri nelle vostre monoposto, come cavalieri invincibili.

IL FATTO è che quanto ti è successo in Giappone lo scorso ottobre è sembrato così surreale, così assurdo da sembrare incomprensibile: ferito perché un mezzo di soccorso stava lavorando in una via di fuga, autorizzato ad muoversi dove non doveva farlo con la gara ancora in svolgimento, senza che nel contempo questa venisse sospesa -  o almeno venisse introdotta la safety car, visto che il diluvio stra-annunciato su Suzuka per quell’ora si è presentato puntuale come un treno giapponese. Di anticipare la partenza della corsa ovviamente non se ne parlò nemmeno, figurati se per diritti di tv e sponsor vari si poteva pensare ad una simile bestialità, the show must go on. Ma intanto per alcune gare del prossimo anno si sono già studiate variazioni di orario per evitare problemi di visibilità in caso di maltempo, guarda un po’.

IL FATTO è che nessuno si fece illusioni sul tuo ritorno in pista dopo quello schianto, specie dopo i primi bollettini medici, ma tutti speravano davvero che tu potessi tornare almeno ad una vita normale, quello sì. E’ anche vero che per voi piloti il concetto di normalità fuori da una pista è un po’ complicato, e forse nelle scorse settimane hai ascoltato in qualche modo lo sfogo di tuo padre quando ha parlato ai giornali, dicendo che dopo nove mesi di coma era molto sconfortato dalla tua condizione medica pressoché invariata. Come se avessi voluto compiere, pochi giorni dopo, un gesto tipico della tua eleganza e discrezione, che tutti avevano già avuto modo di apprezzare in pista e nei paddock.

IL FATTO è che la tua carriera era così promettente che questa interruzione così brutale fa ancora più male. Sì, lo so, fosse successo al pilota più scarso del pianeta sarebbe stato ugualmente drammatico, hai ragione, ma nella tua vicenda rivedo qualcosa di quanto accadde al Sic nelle moto. Al dolore di una perdita umana si aggiunge quello di una perdita agonistica, duelli e competizioni che non potranno più essere mentre il tuo talento le aveva già anticipate a tutti noi.
Dalle formule minori fino alla massima serie, sotto l’ala del Ferrari Drive Academy, nel tuo futuro agonistico forse un anno di transizione in Sauber prima di indossare la tuta color Rosso Maranello, dove un italo-francese così motivato e competitivo non lo vedevano dai tempi di Alesi, e a differenza sua avresti avuto una monoposto competitiva. Dai, solo per esser stato in grado di aver raccolto dei punti con quella carriola della tua Marussia (Montecarlo 2014, ndr) dovevano darti un Nobel alla guida sportiva.

IL FATTO è che oggi, dopo la tua vicenda, speriamo tutti che almeno venga fatto un nuovo salto in avanti per la sicurezza dei piloti, che almeno la tua vicenda sia utile per svegliare chi di dovere in quel mondo strano della Formula 1, come avvenuto ventun anni fa. Voi correte perché lo desiderate e sapete i rischi cui andate incontro, ma che almeno la tua storia sia utile per cercare di limitarli. Noi che vi seguiamo e tifiamo, sappiamo bene che i rischi ci sono e saranno sempre, ma vorremmo trattenere il fiato per i vostri sorpassi e duelli in pista, non per i vostri incidenti e le conseguenze.

Scusami ancora per lo sfogo ragazzo, oggi mi è venuto così. Il fatto è che manchi già un sacco a tutti, quel groppo in gola non va ancora giù.
Arrivederci Jules, buon vento.
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