31 Ottobre 2014 di Dario BuzzoniFormula 1

Tutti con Jules Bianchi

Le condizioni del pilota francese restano stabili ma critiche, quattro settimane dopo il terribile incidente a Suzuka; il mondo della Formula 1 si interroga sulle cause, qual è la verità?
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Jules Bianchi, pilota Marussia, in un'immagine di inizio stagione (dal web)
Domenica ritorneranno in pista le monoposto di Formula 1 dopo una lunga sosta, la terzultima tappa del mondiale è in programma ad Austin, in Texas, per il Gran Premio degli Stati Uniti. Con il mondiale costruttori già vinto dalla Mercedes dopo la gara russa di Sochi, resta ora da capire se e quanto gli inseguitori avranno qualche possibilità di impensierire la coppia Hamilton – Rosberg nel titoli piloti 2014. Ma il pensiero di tutti, addetti ai lavori e appassionati, rimane a quanto accaduto un mese fa a Suzuka, al terribile schianto di Jules Bianchi.

LA SUA FAMIGLIA ha diffuso un comunicato stampa in questi giorni, ringraziando tutti coloro che hanno mostrato la loro vicinanza in queste quattro settimane lunghissime trascorse dall’incidente che ha visto coinvolto il pilota francese della Marussia. Le condizioni di Bianchi restano stabili ma critiche, ed è seguito con costanza ed attenzione dai medici giapponesi del Mie General Medical Center di Yokkaichi. Si è parlato, sempre in questi giorni, del suo possibile trasferimento nella clinica specializzata di Losanna dove è stato curato anche Michael Schumacher, dopo il suo ormai famoso incidente sciistico, ma è un’ipotesi che resta per ora solo sulla carta: impensabile un trasferimento aereo finché il suo quadro clinico non sarà stabile. Tutti sperano soprattutto che Jules Bianchi possa tornare, seppur con fatica e con tempi lunghi, ad avere una vita normale. Un ritorno all’attività agonistica sarebbe il più bello dei miracoli, ma è vietato farsi illusioni.

IN ATTESA di avere novità che tutti sperano positive, il mondo della Formula 1 dovrebbe oggi farsi un vero esame di coscienza. Non una pantomima patetica come quella di mister Bernie Ecclestone, che ha liquidato l’incidente come un episodio di pura sfortuna. Troppi errori, troppe incongruenze, troppi fattori che potevano, dovevano essere considerati con più attenzione prima ancora di iniziare la gara di Suzuka. Proprio per questo, a differenza di Ecclestone, il presidente della Federazione Jean Todt ha riunito una commissione speciale di personaggi legati al mondo della Formula 1, sia per chiarire ogni dettaglio su quanto accaduto in Giappone sia per evitare che altri incidenti simili si ripetano. Con l’indicazione perentoria di non fare sconti a nessuno.

I PERSONAGGI chiamati in causa sono persone che godono di rispetto e considerazione da tutti nel mondo della Formula 1: da Stefano Domenicali, ex team principal Ferrari oggi in orbita Audi, a Ross Brawn, ex team principal Mercedes; con loro gli ex piloti Alex Wurz ed Emerson Fittipaldi, il presidente della commissione medica Gerard Saillant ed il presidente della Commissione Sicurezza Peter Wright, che ha il ruolo di responsabile della commissione. A loro il compito di stabilire la verità, in ogni dettaglio, anche il più scomodo.

MA LA VERITA’ è che quella corsa non si sarebbe dovuta disputare, almeno non nella fascia oraria prevista: il tifone Phanfone è arrivato puntuale sulla zona di Suzuka come da previsioni, e l’idea di anticipare di un’ora la gara, per evitare il violento temporale che ha colpito il circuito in piena corsa, non doveva restare solo un’idea. E’ già stato fatto in passato, chi ha deciso che invece questa volta gli orari dovevano essere inflessibili? E perché nessuno ha almeno alzato la voce per farsi sentire? Federazione, scuderie, gli stessi piloti in fondo: nessuno ha obiettato. Perché? Il meteo non è certo un fattore controllabile durante una corsa, ma con dati così precisi perché non prendere provvedimenti prima?

LA VERITA’ è che la safety car doveva uscire subito in pista, prima di far partire la gru che doveva recuperare la Sauber di Sutil uscita dal tracciato e rimasta in una via di fuga, non dopo. Con le condizioni meteo così critiche, il caos che già normalmente può verificarsi in una gara viene amplificato, e quindi anche le comunicazioni tra gli addetti e la commissione di gara possono avere dei problemi. Quella gru, contro cui Bianchi si è schiantato, era in movimento in una via di fuga nel bel mezzo della gara: posto sbagliato nel momento sbagliato.

LA VERITA’ è che il vecchio proverbio inglese, “motorsport is dangerous”, resta sempre attuale, perché con vetture così sofisticate e leggere dalle prestazioni così elevate i piloti rischiano davvero la vita ad ogni gara, anche se negli ultimi anni i passi avanti per la loro sicurezza sono stati enormi. Ed è altrettanto vero che la testa di un pilota di monoposto formula sarà sempre la parte più esposta finché non verranno trovate nuove soluzioni. Da anni si stanno studiando sistemi di copertura per le monoposto, ma renderli resistenti ed insieme facili da muovere, per permettere al pilota di entrare e uscire dall’abitacolo, non è affatto semplice.

LA VERITA’ è che tutti, domenica ad Austin, come già accaduto a Sochi, correranno pensando a Jules Bianchi, mandandogli i migliori auguri che possa stare presto meglio. Chissà se qualcuno si chiederà anche se il suo incidente era evitabile o se è stata solo sfortuna.
Forza Jules, non mollare.
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