25 Settembre 2014 di Dario BuzzoniFormula 1

Il futuro di Fernando Alonso

Tra i piloti più forti in assoluto, sta vivendo una delle situazioni più intricate: al centro di speculazioni di mercato, vere o presunte, è un momento delicato per Fernando Alonso
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Fernando Alonso, in Ferrari dal 2010, campione mondiale nel 2005 e 2006 (dal web)
Anche se gli ultimi gran premi sono stati piuttosto interessanti e divertenti, dobbiamo ammettere che lo stradominio totale globale delle Mercedes ha un pochino diminuito (giusto un attimo,eh) la suspense per l’attesa della fine del Mondiale: la doppietta di vittorie Monza - Singapore ha rilanciato Hamilton ai danni del compagno di squadra Rosberg, fino al sorpasso in classifica compiuto dopo la notturna orientale, ormai il titolo piloti è una sfida personale tra i due. Per non parlare del titolo costruttori, che potrebbe già essere assicurato al prossimo gran premio, ovvero con ancora quattro gare da disputare dopo. In ogni caso, mai come quest’anno pieno di rivoluzioni tecniche e novità abbiamo sentito anche un sacco di “rumors”, chiacchiere e indiscrezioni più o meno attendibili sul futuro di piloti e scuderie, come sta accadendo soprattutto in questi giorni per il ferrarista Alonso.

IL CONTRATTO – In teoria, si dovrebbe trattare di chiacchiere totalmente a vuoto perché il contratto dell’asturiano con la scuderia di Maranello scade a fine 2015 e ci sono clausole rescissorie piuttosto impegnative da affrontare. In teoria. Poi in pratica da alcune settimane sentiamo, vediamo e leggiamo veramente ogni ipotesi possibile sul suo futuro. Una volta la gara di Monza era quella in cui si potevano già decidere i destini delle stagioni successive, ma negli ultimi anni sembra sia diventata invece l’occasione da cui partire con il più sfrenato “spetegulès” pseudo-giornalistico. Fondato o meno che sia, quella è un’altra storia.

LA STAMPA – Soprattutto i colleghi giornalisti spagnoli, che per i loro idoli fanno un tifo sfegatato (giusto) ma a volte perdono in obiettività (sbagliatissimo), danno come molto probabile, per non dire assicurata, la partenza prima del tempo di Alonso, con un ventaglio di possibilità a dir poco imbarazzante per il 2015: in McLaren con i nuovi motori Honda, in Red Bull con uno scambio clamoroso con Vettel, addirittura in Lotus con un altrettanto clamoroso ritorno, quello di Flavio Briatore, che arriverebbe accompagnato da nuovi sponsor canadesi e, guarda un po’, dai motori Mercedes al posto degli attuali Renault.

LA SITUAZIONE – Le uniche certezze per Alonso e per la Ferrari sono quelle emerse all’inizio di questa stagione e maturate fino al week end di Monza di inizio mese: la scuderia è partita tardi e male con i progetti dei nuovi motori turbo, fondamentali per questa e per le prossime stagioni, e la poca possibilità di portare cambiamenti nelle power unit si aggiunge alla burocratica e complessa organizzazione interna della scuderia - in Ferrari è tutto estremamente regimentato, più che nelle altre case che corrono in Formula 1, forse anche troppo, ed è un problema che ciclicamente ritorna a Maranello ormai da decenni. A questo si aggiunge la rivoluzione, più o meno annunciata, di alcuni settori della squadra, il cambio in presidenza Montezemolo - Marchionne, e una scomparsa che ha colpito il pilota: la morte per infarto improvviso di Emilio Botin, presidente del gruppo bancario Santander, lo sponsor che contribuì a portare il pilota spagnolo in Ferrari. Botin era anche un tifoso e amico personale di Alonso, è vero che la vita va avanti ma in certi frangenti un po’ ti mette alla prova.

IL PILOTA – Ha un carattere non sempre facile da gestire, vero. Ma ha dimostrato più volte che se la rossa di Maranello, negli ultimi anni, è riuscita almeno a giocarsi fino all’ultimo il titolo mondiale è stato grazie a lui. E anche in questa stagione di turbo-sofferenza ha fatto tutto il possibile e anche oltre, molto meglio del suo compagno di squadra: Raikkonen ha sì trovato la velocità e il passo di gara giusti negli ultimi gp, ma ancora non si adatta del tutto allo stile di guida necessario per le nuove (ormai, relativamente) vetture di Formula 1. Alonso, a detta di tutti gli addetti ai lavori, fino ai suoi rivali più acerrimi in pista, è riconosciuto oggi come uno dei talenti più forti e puri che la Formula 1 abbia visto nell’era post-Schumacher. Ed è un trascinatore vero con i suoi numerosi tifosi, fattore non secondario in un mondo che è sport, velocità, ma anche tifo e business.

LA FAME -  Sarà anche uno dei piloti più pagati oggi in Formula 1, ma pagato per star dietro, perché la monoposto non è al livello degli avversari, magari anche no. Che sia impaziente di tornare a vincere, all’età di 33 anni compiuti, è più che comprensibile. E’ vero, in parte la sua storia può ricordare proprio l'inizio di quella di Kaiser Schumi in rosso: arrivato dopo due titoli mondiali già vinti, i record e le vittorie per il tedesco sono arrivati sì, ma dopo un lungo purgatorio. A fianco di Schumacher però ci fu un certo signor Jean Todt a dirigere la squadra con pieni poteri e a riunire un gruppo di tecnici di primo piano, con un solo obiettivo comune: pancia a terra, lavoro durissimo e coordinato fino a che non si vince. Negli anni di Alonso in Ferrari, sicuramente il lavoro della squadra c’è stato, ma Stefano Domenicali aveva gli stessi poteri di Todt? La squadra fu organizzata e coordinata allo stesso modo? Il pilota fu ascoltato allo stesso modo nelle scelte tecniche? Sicuri sicuri?

PAUSA ORIENTALE – In attesa di sapere qualcosa di ufficiale e definitivo, avremo un’altra domenica di pausa prima della prossima prova: per la quintultima gara dell’anno sveglia al mattino presto –causa fuso orario- per assistere al gran premio del Giappone, domenica 5 ottobre. Intanto i tifosi ferraristi aspettano e sperano che il pilota spagnolo resti in rosso il più a lungo possibile: se i vertici di Maranello, nuovi o vecchi che siano, avranno un po’ di cognizione, non si lasceranno sfuggire troppo facilmente il patrimonio umano e sportivo che è in Fernando Alonso. 
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