Il cambio da verde a blu per la maglia del miglior scalatore della classica fa storcere il naso ai puristi, visto che la motivazione è lo sponsor. Intanto c'è la Liegi da correre
Foto tratta da www.genova24.it
Il successo di Enrico Gasparotto all’Amstel Gold Race di domenica scorsa è stato sicuramente un toccasana per le future prospettive azzurre. L’Italia non vinceva infatti una grande classica dal Giro di Lombardia 2008, quando si impose Damiano Cunego. Domenica scorsa il veronese è stato vittima di una caduta a pochissimi metri dall’arrivo, ma la vittoria italiana è arrivata comunque. Finalmente abbiamo cancellato uno zero che durava da quasi quattro anni.
BUONE NOTIZIE DAGLI ITALIANI - Non è arrivato il successo mercoledì scorso alla Freccia-Vallone, ma poco importa: anche se il muro di Huy non ci ha sorriso, gli atleti di casa nostra arrivano molto fiduciosi alla Liegi-Bastogne-Liegi, ultima delle grandi classiche del Nord e uno degli ultimi appuntamenti per testare la gamba in vista del Giro d’Italia, che inizierà il 5 maggio da Hering (Danimarca). La classica più antica del calendario ciclistico internazionale, però, è sempre stata molto favorevole ai colori azzurri: l’Italia si è infatti imposta in ben 12 edizioni ed è seconda, in termini di vittoria per nazione, solo al Belgio. L’ultimo trionfo risale al 2007, quando si impose Danilo Di Luca, anno in cui vinse anche la corsa rosa.
BLU ELETTRICO... PURE TROPPO - Già, la corsa rosa. In questi giorni ha fatto discutere non poco la decisione di cambiare il colore della maglia che contraddistingue il migliore scalatore. Fino all’anno scorso le maglie ricalcavano il tricolore italiano: maglia rosa a parte, che si deve distinguere, le altre maglie erano la rossa per i traguardi volanti, la bianca per il miglior giovane e la verde per il miglior scalatore. Un tricolore perfetto. Da quest’anno, invece, quest’ultima maglia sarà blu, perché lo sponsor ha voluto quel colore sulla divisa.
GUERRA ALLO SPONSOR - Lo sponsor non è francese, sia chiaro: il blu contraddistingue solo l’azienda che sponsorizza la maglia, ma a questo punto ci chiediamo una cosa: se negli altri sport lo sponsor paga per avere il proprio nome sulle maglie dei colori della società, perché il ciclismo non può dettare queste regole?